Roma-Inter 4-0 [Febbraio 2012]


Una partita da dimenticare. Una partita?!? Ah, perchè, si è giocata una partita?! I giocatori nerazzurri, causa neve, sono rimasti a Milano e a Roma sono arrivati i loro ologrammi. Chiaramente non c’era modo di ottenere da immagini irreali la solidità, la rabbia agonistica, la determinazione e perchè no, un pò di incoscienza e la capacità di applicare schemi d’attacco. No. Purtroppo non erano ologrammi quelli in campo all’Olimpico. Erano proprio i giocatori dell’Inter. E cosa è successo?! E’ successo che la Roma, squadra che aveva preso quattro gol dal Cagliari nemmeno una settimana fa, è stata trasformata in una sorta di Barcellona macina-avversari. In questo caso, gli avversari si sono fatti macinare senza colpo ferire. La Roma ha giocato bene, questo sia chiaro, ma da sola. Cosa è successo?!? Sembra che si sia tornati indietro nel tempo di due mesi, quando si perdeva con prestazioni pietose e prive di alcuna giustificazione. C’è chi allora pensava che l’atteggiamento dei giocatori fosse dovuto al tentativo di boicottare un allenatore che non li capiva, che pretendeva da gente abituata a giocare in un certo modo che cambiassero mentalità. E così, fu cambiato allenatore. Oggi i giovanotti si sono stufati anche del nuovo mister?! Dunque si scende in campo senza testa e gambe, a fare i manichini, a fare figure meschine per sabotare anche Ranieri dopo Gasperini?!? Io non credo a tutto questo. Credo che molti giocatori siano fisicamente lontani e mentalmente sfatti e che la voglia di correre o meglio la necessità di correre, mandi in tilt molti di loro. Credo che questo sia un problema che nasce da lontano. Sia Gasperini che Ranieri pretendevano o pretendono, prima di tutto il resto, una cosa elementare: corsa e sacrificio. Tutto questo è mancato. Milito poteva anche sedersi a bordo campo nel secondo tempo (non per colpa sua), non avrebbe avuto una mano da nessuno nella fase d’attacco. Molti penseranno che la colpa sia dell’allenatore che, sotto di un gol, nel secondo tempo toglie Pazzini e mette un altro centrocampista. Credo che questa sostituzione sia stata da un lato, una mazzata sul morale della squadra che ha percepito anche da parte dell’allenatore scarsa fiducia nelle loro possibilità di recuperare il risultato (dunque responsabilità dell’allenatore nel gestire l’atteggiamento mentale dei suoi giocatori), ma dall’altro, un obbligo rispetto alla pessima prestazione dei giocatori stessi, surclassati su tutti i fronti e incapaci di reagire, palesemente privi di ogni forma di agonismo. Irrobustire il centrocampo sarebbe stata una buona idea, se i giocatori avessero avuto la forza di correre, ma il risultato la dice lunga e come sarebbe andata la partita era una cosa facilmente prevedibile. L’assenza di giocatori capaci di inventare come Sneijder e Alvarez si è sentita tutta. Non cito l’assenza di Thiago Motta perchè ormai lui non c’è più, è voluto andare via e dunque non ha senso pensare ancora a lui. Nessuno a costruire il gioco. Nessuno a correre in mezzo al campo, a pressare il portatore di palla avversario, nessuno…. Dobbiamo abituarci all’idea che in mezzo al campo per ora ci dovrebbero essere solo giocatori di forza e d’interdizione che quanto meno dovrebbero aiutare la difesa a non subire gol, ma appunto…dovrebbero….

Dopo una sconfitta del genere le colpe non possono essere date a uno solo o ad alcuni, vanno divise equamente. Certo, in campo scendono i giocatori, ma a dargli una mentalità ci pensa l’allenatore e a formare una squadra ci pensa la dirigenza. Purtroppo i giocatori non sono scesi in campo, l’allenatore è evidentemente molto preoccupato di prendere gol al punto da non sbilanciare la squadra nemmeno se è sotto di uno o più gol e la dirigenza da ormai due anni rattoppa la squadra a gennaio (e non può andarti sempre bene), ma di progetto serio e strutturato nel tempo, per ora, non se ne vede l’ombra. Un punto nelle ultime tre partite e nove gol subiti, mentre tutte le dirette avversarie sopra di noi perdevano punti, è un segno di quella che sarà la nostra stagione. Continuare così significherebbe che se finiamo il campionato con la conquista di un posto in Europa League già si potrebbe parlare di una vittoria. Parlare di scudetto o posto Champions League con prestazioni come quelle a cui abbiamo assistito tra campionato e Coppa Italia nelle ultime settimane mi sembra quanto meno utopistico.

Non è il momento di fasciarsi la testa, la speranza che i ragazzi si sveglino e reagiscano c’è e ci sarà sempre fino alla fine, ma i tifosi meritano rispetto, mentre gli si chiede pazienza di fronte a certe situazioni. Si può perdere una partita o più di una, ma è come si perde che fa la differenza. Diciamolo chiaramente, quest’anno sono troppe le partite in cui quello che più ha deluso i tifosi è stato l’atteggiamento rassegnato, al limite della strafottenza, un modo di giocare rinunciatario, dei black out mentali e/o fisici che hanno portato a sconfitte disonorevoli e sgraziate per i colori che si rappresentano. Aver visto una reazione che ha portato a una serie di vittorie consecutive, culminata nella vittoria del derby e poi una débacle assurda e inspiegabile per le dimensioni che sta prendendo, fa ancora più rabbia, specie in chi la fiducia non l’ha persa nonostante tutto e in chi ama i colori nerazzurri.

Oggi sulla partita non mi dilungherò più del necessario, non avrebbe senso visto che ha giocato (e bene) una sola squadra. Il primo tempo si è chiuso sull’1-0 con il gol di Juan al 13′ e un solo tiro in porta di Milito su azione personale. Nel secondo tempo gli altri 3 gol della Roma, doppietta del giovane Borini e terzo gol di Bojan, con una difesa dell’Inter totalmente allo sbando. Per l’Inter un solo tiro a porta (telefonato) su cross di Palombo e colpo di testa di Obi, quando ormai si aspettava solo la fine della partita. Ulteriori commenti o approfondimenti potrebbero solo portare a infierire ulteriormente sui nerazzurri. Meglio guardare avanti, senza dimenticare, appellandoci al capitano, al suo carattere e al suo attaccamento alla maglia per evitare che si ripeta ancora una situazione così mortificante per i tifosi dell’Inter. Resta, a mio avviso, la necessità di restare vicino alla squadra, criticarla, ma conservando fiducia nei giocatori tutti, per venire fuori da un periodo così nero.

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