Dopo la saga “La VAR da, la VAR toglie” vista a S.Siro con la Lazio, al Franchi va di scena “La fortuna è cieca, ma ci vede benissimo”. Pur essendo riusciti a passare in vantaggio, non si sa come, i nerazzurri non riescono poi a gestirne il prosieguo e subiscono il pari nel recupero del secondo tempo. Ai più potrebbe sembrare una beffa e, in parte, lo sarebbe, visto che mancavano poco meno di tre minuti al triplice fischio, ma la realtà, la cruda realtà, è che la Fiorentina meritava non solo di pareggiare, forse anche qualcosa in più. Il risultato finale dunque è giusto e se qualcuno dovrebbe recriminare quelli sono i viola, in virtù delle occasioni avute e del gioco, della prestazione e della convinzione nei propri mezzi.

L’Inter, dal canto suo, ci ha provato, timidamente, a rifarsi una verginità e delle figuracce fatte nelle ultime gare, ma tra infortuni e scarsa convinzione, a stento è riuscita a fare gol, andando addirittura in vantaggio. Le smorfie di Spalletti durante la gara parlano da sole: il collasso è vicino, molti giocatori appaiono bolliti e il gioco ne risente tra errori clamorosi e prestazioni imbarazzanti. Un tragico ritorno al passato insomma.

La cruda realtà è che la Fiorentina meritava non solo di pareggiare, forse anche qualcosa in più.

Un primo tempo ai punti tutto viola, poco o niente quello che i nerazzurri riescono a fare, per niente incoraggiante la prima mezz’ora. Nella ripresa partono forte i padroni di casa, poi arriva il vantaggio nerazzurro del capitano. Potrebbe essere la svolta, invece inizia un lungo stillicidio, un catenaccio imbarazzante a tratti, una evidente incapacità non solo a imporre il proprio gioco che non c’è, ma neanche a gestire un imprevisto vantaggio. Tardi, ma non troppo, alla fine arriva il pari di tale Simeone. E meno male che non c’è più tempo…

Il mister ci ha provato a rimescolare le carte, ma senza successo e soprattutto senza carte. Joao Mario al posto di Candreva alla luce della prestazione da dimenticare del portoghese, finisce per sembrare più una provocazione che una soluzione; Cancelo è l’unico veramente degno di nota, gioca, corre, crossa, ma da solo non può più di tanto e il Valencia è lì che attende…; Ranocchia regge finché può e lo fa bene poi esce, infortunato, e con Santon centrale arriva pure il pareggio: l’emergenza difesa era una tegola, ora è un macigno; Icardi fa il gol, approfittando della respinta del portiere, ma prima e dopo non riceve palle giocabili e poco può fare da solo; Handanovic e Skriniar tengono la barca a galla, sempre, da eroi…; centrocampo e attacco sono tracce fantasma di quello che fu fino a un mese fa: in mezzo una vittoria, inutile, ai rigori, due sconfitte e due pareggi che dio solo lo sa: in sostanza uno sprofondo e la luce, in lontananza, non si vede.

La pausa aiuterà? La partita contro i viola dice che ne abbiamo un gran bisogno, quanto sarà sufficiente lo scopriremo quando si riapriranno i giochi. Il mercato e le voci ad esso relative non infondono certo grandi speranze, il recente passato non conforta, il pensiero che un mese fa fossimo primi in classifica quasi mortifica.

Come l’anno scorso, quasi come fosse una ineluttabile necessità, tra dicembre e gennaio, l’Inter manda in malora quanto di buono fatto fino a quel momento. Ora si che è il caso di non mollare e combattere, senza tregua, fino alla fine, sperando in esiti diversi da quelli visti giusto un anno fa.

Forza mister, amala.