Derby della delusione, dell’amarezza. Dopo le ultime gare, i nerazzurri contro i cugini rossoneri si ritrovano e giocano indubbiamente meglio. Per circa ottanta minuti di gara tengono botta: il primo tempo dominano e passano in vantaggio con un bellissimo gol di Candreva, lasciando al Milan solo un paio di ripartenze. Pressing alto, giocate veloci e chiudono con un due a zero assolutamente limpido e meritato firmato dal capitano che ritorna finalmente al gol. Nella ripresa lasciano il pallino agli avversari, forti del doppio vantaggio, per chiudere la gara in ripartenza. Non mancano le occasioni, ma al solito si spreca, tanto, forse troppo. Sul finale di gara, divenuto infinito per strani calcoli che con l’aritmetica non hanno nulla a che fare, si sciolgono come neve al sole e subiscono prima il dimezzamento del vantaggio (83′) e poi, al 97′, quando la gara doveva essere già finita da un pò, arriva il pareggio.

Arbitro scortato e milanisti contenti; interisti infuriati, ma colpevoli di grosse ingenuità e forse di una ingiustificata vanità. Un altro passo indietro verso l’Europa League, uno scivolone che, per quanto questa volta faccia più male, vista la prestazione iniziale, non pregiudica, ma non aiuta sia in classifica che nel morale. Questa Inter in versione dr. Jekyll e Mr. Hyde è oramai impossibile da decifrare. Nella modalità dr. Jekyll si fa passare addosso anche dai bambini sullo skate e non sai mai quando questa modalità prenda il sopravvento: a volte dopo un primo tempo, a volte tutta la gara, a volte negli ultimi X minuti finali: quello che è certo è che una volta in versione dr. Jekyll c’è solo da prendere schiaffoni. Nella modalità Mr. Hyde è invece capace di fare 7 (sette) gol ad una Atalanta in gran spolvero che non ha dato tregua a nessuna delle “grandi” o comunque di tenere testa a chiunque.

Questa Inter in versione dr. Jekyll e Mr. Hyde è oramai impossibile da decifrare

Se poi ci mette lo zampino anche l’allenatore che fa dei cambi quanto meno di difficile interpretazione, allora il quadro è completo e diventa difficile, anzi, difficilissimo, sciogliere la matassa. La morale della favola è che restiamo sotto ai rossoneri, sempre più delusi e demotivati, con Fiorentina e Napoli al guado e con la cenerentola Europa League sempre più tristemente lontana. Che quest’ultima cosa sia poi un bene o un male, resta argomento di infinite conversazioni.

Pioli – Parte con Nagatomo e Joao Mario e sembra averle azzeccate tutte, poi leva il portoghese e Perisic (infortunato) per Murillo ed Eder e si gioca la carta del mistero Biabiany, al posto di un incontrista (Gagliardini) a gara finita (46′), anche se poi durerà un’altra mezz’ora. Fallisce l’ennesima gara di cartello. Diciamo che non fa nulla per smentire i suoi detrattori e rende dura la vita a chi lo vorrebbe ancora lì l’anno prossimo. Di sicuro i giocatori non lo stanno aiutando, specie chi subentra o chi fa panchina fissa.

Joao Mario – Grande gara, finita, almeno per lui, troppo presto. Rivederlo in campo a questi livelli è una speranza.

Icardi – Le lacrime a fine gara mostrano l’uomo e i suoi sentimenti. Il gol contro il Milan lo riportano all’attività del calcio giocato. Di nuovo attaccante a tutto campo, non resta che augurarsi possa durare così fino alla fine almeno per l’onore.

Nagatomo – Quasi finito nel dimenticatoio, rispolverato, fa un’ottima prestazione. Peccato per il finale di gara.

Handanovic – Primo tempo da incorniciare, errore determinante all’ultimo (??) minuto. Inutile crocifiggerlo.

Murillo – Dov’è finito il giocatore tanto apprezzato fino a qualche mese fa?!? Inutile il suo ingresso che priva per di più la squadra dell’uomo più in forma al momento.

Buona Pasqua, Pasquetta e quant’altro. Amala!