La vittoria peperina contro i blucerchiati ci lancia per un giorno sulla vetta più alta. Il Napoli vince contro l’altra genovese, faticando e non poco e riportandosi a due lunghezze. Nulla di trascendentale, nulla di irrecuperabile, nulla che possa, per ora, impedire di sognare. Prevedibile. I nerazzurri invece ancora una volta confermano la loro crescita, le loro potenzialità e i loro limiti. Al di là dei sogni e degli obiettivi possibili o agognati, sarà un bel campionato, finalmente da protagonisti, questa una delle cose belle che ci lascia questa gara. Contro i blucerchiati per circa settanta minuti l’Inter domina, straripa, si porta sul tre a zero, prende due pali e una traversa, alla faccia dei soliti noti e delle loro farlocche classifiche dei più fortunati al mondo e sciupa tante altre occasioni. Da Skriniar a Icardi, passando per Candreva, Nagatomo e un Perisic ritornato a splendere, tutti danno il massimo, forse troppo. Tra qualche blackout mentale e qualche appannamento fisico, gli ospiti riescono a recuperare due gol alla migliore difesa del campionato e a rendere l’ultimo quarto d’ora particolarmente scoppiettante. Fortunatamente, è il caso di dirlo, i ragazzi riprendono il pallino del gioco e chiudono la gara senza subire lo smacco del pari nel finale di gara. Premio per lo sforzo profuso e utile ad addolcire la rabbia per aver rischiato scioccamente di perdere punti, un momentaneo primo posto che testimonia quanto meno il valore e i miglioramenti della squadra. Se si pensa al campionato scorso e a quale era l’andazzo, oggi possiamo senz’altro parlare di una nuova squadra, con personalità, voglia di vincere e far bene e una buona dose di consapevolezza dei propri mezzi. Il merito? Luciano Spalletti. Un allenatore elegante e concreto, calatosi pienamente nella realtà nerazzurra di ieri e di oggi, totalmente concentrato sul lavoro e capace, finalmente, di tirar fuori l’acqua dalle pietre.

Oggi possiamo senz’altro parlare di una nuova squadra, con personalità, voglia di vincere e far bene

L’inizio di gara non è dei migliori, La Samp parte forte e l’Inter per i primi minuti deve preoccuparsi di contenerne la furia. L’asse Vecino-Candreva mette Skriniar in grado di far gol. Il classico gol dell’ex sblocca la partita e ne capovolge il trend. Nagatomo e D’Ambrosio sono due furie sulle fasce, davanti Perisic e Candreva non trovano pace e Icardi si fa trovare pronto. Il palo di Perisic a porta vuota ricorda magie di altri tempi (Stankovic contro il Genoa), ma sottolinea che manca ancora qualcosa per tornare veramente grandi. D’altro canto, suona la carica e rinvigorisce la squadra. Icardi raddoppia e i nerazzurri diventano padroni assoluti del campo. Un altro palo, questa volta dello stesso Icardi, fa urlare di gioia e rabbia. L’Inter c’è, gioca a calcio, vince e convince. A inizio ripresa è di nuovo Icardi, alla ventesima doppietta in serie A, a rincarare la dose. Il tre a zero forse rilassa un pò la squadra anche se subito prima del gol doriano, c’è ancora tempo per una traversa. Per circa venti minuti l’Inter non riesce più a gestire la partita. La Sampdoria viene fuori e si fa pericolosa ripetutamente. La sensazione è che possa far male. Santon rileva Nagatomo, meritata standing ovation per lui, prima ancora Joao Mario rileva Vecino. Quagliarella fa novanta, la paura, con il suo tre a due all’84’, ma i nerazzurri finalmente si danno una svegliata. Eder prende il posto di Icardi e riesce a far salire la squadra che getta il cuore oltre l’ostacolo, come si suol dire e reagisce frenando l’impeto finale dei doriani. L’obiettivo prefissato, i tre punti e il divertissement di essere per un giorno primi in classifica, sono conquistati, ma che fatica!

Ancora una volta, migliori in campo sono Skriniar, per il quale oramai mancano le parole, Icardi con i suoi gol, Vecino e Borja Valero con le loro geometrie e le loro interdizioni. Perisic torna a brillare dopo l’appannamento dell’ultima gara, mentre si conferma Nagatomo, a dispetto delle mille critiche e dei suoi svarioni, uomo di fascia rivalutato e riabilitato dal mister. Per una volta, nonostante i venti minuti di follia, nessuno merita appunti particolari, se non Joao Mario che entra nella ripresa, ma non si fa trovare pronto e reattivo da subito. Si rivede, bene, invece, Santon e ci fa piacere.

L’esultanza a fine gara, la mazzuolata affettuosa in stile Cannavacciuolo, lo chef, ad Icardi per invogliarlo a vedere le cose in positivo e ad andare sotto la curva, l’atteggiamento propositivo dunque e la fame di vittorie confermano, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno che il migliore acquisto di quest’anno, come detto a suo tempo, era ed è l’allenatore. Con la speranza che la panchina corta non diventi un problema e che non ci siano cali di concentrazione eclatanti, godiamoci questi momenti dopo tanto tempo e, una gara alla volta, vediamo dove possiamo arrivare. Ci sarà da divertirsi. Finalmente.