Prima o poi doveva succedere. La prima sconfitta in campionato arriva, in malo modo, sul campo di casa, in una giornata di festa pre-natalizia, figlia di un pessimo secondo tempo. La presenza di Thoir sugli spalti (l’ultima volta perdemmo contro la Roma con analogo risultato) che qualcuno indica come “portatore di sfiga” o la contestata VAR, non sono certe le vere cause della batosta presa contro i cugini dell’oramai famigerato Pordenone che tanto ci ha fatto penare. La sconfitta è figlia di un approccio sbagliato, un gioco approssimativo, errori dei singoli e un pizzico di sfortuna. Chi aspettava di rivedere l’Inter sfaccendata dell’anno scorso è stato accontentato. Non è il caso però di farne un dramma: certo è stato un peccato perdere il primato in classifica in questo modo e dopo essere scalati al secondo posto, rischiamo di finire al terzo già domani, ma nulla è perduto e mai come quest’anno è un continuo sorpassare in curva gli avversari e dunque non è la classifica a preoccupare. Per Spalletti è fondamentale non perdere le redini però.

La sconfitta è figlia di un approccio sbagliato, un gioco approssimativo, errori dei singoli e un pizzico di sfortuna

Il primo tempo della gara non lasciava presagire un finale così spiacevole. I nerazzurri sostanzialmente dominano una squadra che fa barricate e gioca di rimessa; schiacciano l’avversario e tengono il controllo della gara. I friulani passano in vantaggio per un errore di Santon, ma bastano cinquanta secondi a Icardi per rimettere le cose a posto. Nulla, ripeto, lasciava presagire un esito così negativo, se non una certa difficoltà a inquadrare la porta avversaria.

Il secondo tempo invece inizia male e finisce peggio. L’Udinese si fa intraprendente, l’Inter va in completa confusione. Quando Santon devia di mano in area di rigore, la VAR diventa solo formalità. Il due a uno spezza le gambe ai nerazzurri che cercano di recuperare, ma sbagliando tanto, troppo. Spalletti manda nella mischia Karamoh ed Eder, leva un Brozovic evanescente e un Santon disastroso, ma la musica non cambia. Skriniar colpisce una traversa, ma il destino è segnato da errori tecnici banali e l’assenza di una testa pensante. Sconfitta meritata e qualche riflessione da fare per il mister.

Sia contro il Pordenone che contro l’Udinese salta agli occhi la difficoltà di concretizzare. A breve, vedrete, i soliti benpensanti diranno che l’Inter è Icardi-dipendente. In effetti se l’argentino non segna, oggi è entrato nella top ten dei marcatori interisti di tutti i tempi, 95 gol, si fa molta fatica pur costruendo tanto. Le ultime due gare, pur essendo diverse tra loro, hanno evidenziato scarsa capacità realizzativa e, quando va storto qualcosa come oggi, si finisce per soffrire fin troppo. Campanelli d’allarme insomma, da non sottovalutare, al di là della temporanea posizione in classifica.

Handanovic è al solito determinante anche solo per tamponare i danni. Brozovic si spegne troppo presto quando è chiamato a compiti di regia. Santon… giornata da dimenticare. Candreva e Perisic tanto movimento, ma questa volta poco incisivi anche se l’italiano corre e smista palloni come al solito. Borja Valero in mediana soffre e soprattutto non riesce ad aiutare il gioco d’attacco. Vecino soffre l’affollatissimo centrocampo bianconero.

Quarantacinque minuti di appannamento non inficiano le cose buone fatte fino ad ora, ma bisogna ritrovare la quadra. Mercato e feste non devono distrarre un ottimo gruppo chiamato oramai al salto di qualità proprio per le cose buone fatte fino ad ora. Le aspettative si sono alzate e le difficoltà sono cresciute, non bisogna mollare.

Amala.