Alla fine non è arrivato. Il tanto atteso, richiesto e desiderato (dai media) vice-Milito non è stato acquistato e l’Inter ha concluso l’ultimo giorno di mercato a bocca asciutta. Si cercava una punta con caratteristiche simili al Principe, ma anche disposta a fare panchina e arrivare a Milano in prestito; Floccari è stato bloccato da Lotito, Rocchi e Borriello hanno rifiutato, Gilardino è andato a Bologna e così la riserva perfetta sembrerebbe essere Marko Livaja.
Ultima giornata a parte, il mercato dell’Inter è stato giudicato, dagli esperti o pseudo del settore, da 7. Branca e Ausilio quest’anno si sono mossi in netto anticipo portando a segno il colpo Palacio con freddezza e determinazione dando l’impressione sin dai primi mesi di uno stile di mercato ben preciso: escludendo le trattative impossibili per Lucas e Lavezzi l’Inter ha chiuso in pochissimo tempo con chi effettivamente voleva portare a Milano.
Nelle settimane successive abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione e rifondazione. Agli arrivi di Handanovic, Slivestre, Pereira,  Mudingayi, Gargano, Cassano e il riscatto di Guarin hanno fatto da contraltare le dolorose ma necessarie cessioni di Julio Cesar, Maicon, Lucio, Pazzini, Viviano, Palombo, Poli, Castaignos, Zarate, Pandev e Forlan che hanno portato denaro necessario per il bilancio e hanno contribuito alla riduzione del monte ingaggi di 40 milioni di euro.
Da registrare anche la cessione in prestito di Samuele Longo all’Espanyol con la speranza che possa definitivamente maturare e tornare più forte di prima.
Per gennaio di parla già di un pre accordo con il centrocampista del Corinthians Paulinho, ma ancora è troppo presto per parlarne.