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Inter-Verona 2-2

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Servivano punti pesanti e non sono arrivati. Il pareggio con gli scaligeri acquista così il sapore della sconfitta, riaprendo ancora una volta le porte alle critiche, ai fischi e ai commenti negativi, questa volta forse eccessivi e ingenerosi, almeno da parte dei tifosi nerazzurri. Partendo dal presupposto che stiamo parlando di una squadra giovane, ridotta all’osso dagli infortuni e dunque con giocatori spremuti e in alcuni casi claudicanti, sottoposta a una pressione mediatica enorme, per come si era messa la partita poteva succedere di tutto. Il vantaggio dei gialloblu dopo dieci minuti rievoca gli spettri di Cagliari e Parma, ma questa volta c’è la tanto attesa reazione. Come già avvenuto con il St. Etienne, il primo tempo è nettamente di marca nerazzurra. Un dominio territoriale che porta al pareggio di Icardi, gol su azione finalmente, al palo di Kuzmanovic clamoroso e al colpo di testa di Vidic, fuori per un soffio. Nella seconda parte di gara pronti e via, arriva il secondo gol di Icardi (48′). Vantaggio meritato e che dà o meglio potrebbe dare una svolta alla gara. L’ingenuità di Medel che in area alza le braccia per protezione, causando rigore e conseguente seconda ammonizione, riporta invece l’Inter nel purgatorio. Handanovic si supera ancora, parando il rigore a Toni, terzo penalty parato in campionato e quinto di seguito, ma la squadra resta in dieci. Il Verona si fà più intraprendente e comincia a mettere in difficoltà i padroni di casa, costretti a chiudersi dietro per sfruttare ripartenze che non ci saranno. Un’occasione per i nerazzurri capita ancora sulla testa di Vidic, ma ancora la mira non è precisa. All’89’, quando oramai si cominciava a sperare in una vittoria rocambolesca, ma importante, arriva il gol di Nico Lopez che affossa tutto e tutti. E’ davvero una scoppola, soprattutto sul morale di giocatori, società e tifosi, ma è stata davvero una così cocente delusione? Dal punto di vista delle aspettative iniziali probabilmente si. L’Inter che ambisce al terzo posto deve battere il Verona, non c’è molto da aggiungere. Il calcio però, non è una scienza esatta e le variabili che possono intervenire sono tante. Restare in dieci in un momento in cui la panchina è cortissima e i giocatori in campo allo stremo, non è certo auspicabile. Considerando che quest’anno si è ripartiti da zero e che le aspettative sono aumentate forse troppo rispetto alla realtà, bisognerebbe cercare di vedere i lati positivi di una partita che in termini di risultato ha deluso tutti, ma che forse non è stata così pessima come la si vuol dipingere. Il rientro di Nagatomo ad esempio ha dimostrato come gli uomini di fascia siano importanti nel gioco di Mazzarri. I cross in area mancavano da tempo, la loro importanza si è vista nei due gol di Icardi e nello svolgimento del gioco durante tutto il primo tempo. Si confermano i progressi visti già in Europa, a proposito di primo tempo. L’Inter ha schiacciato l’avversario nella sua metà campo e pur calando di nuovo nel secondo tempo, si è vista almeno una certa continuità, non attribuibile dunque al caso. La reazione dopo il gol di Toni è stata encomiabile. In tanti già presagivano l’ennesimo crollo, invece la reazione c’è stata e di sostanza. Le note negative non sono mancate, una su tutte la fragilità difensiva che contro squadre più blasonate poteva diventare esplosiva, ma la pressione sui giocatori è tale da far scottare il pallone tra i piedi e si può sperare che sia episodica, non strutturale. Handanovic è una certezza da cui ripartire. Vidic, messo sulla graticola, ha risposto bene sia in fase di copertura che in fase d’attacco. E’ mancato quel pizzico di fortuna che nel calcio a volte fà la differenza tra una vittoria e una sconfitta. Riassumendo, dunque, la prestazione nel complesso non è stata così negativa come la si vuol dipingere, specie sui giornali e in televisione, ma al contrario, a dispetto del risultato finale, ha confermato i piccoli progressi visti ultimamente. Sarebbe utile, a questo punto, fare quadrato intorno alla squadra, allenatore compreso ed evitare di trasformare S. Siro in una bolgia di fischi, specie se immeritati e/o ingenerosi. Accomunare tifosi nerazzurri a detrattori di ogni genere, ben lieti che l’Inter non stia andando benissimo, non è un’immagine gratificante per chi ama questi colori. La Curva Nord è un esempio positivo in questo senso. Le critiche ci stanno, ma devono essere obiettive e centrate, magari fatte “inter nos” (scusate il gioco di parole), non cavalcare l’onda mediatica anti-Inter. Il periodo non sarà dei più esaltanti, il gioco non sarà spettacolare, ma ripartire da zero significa anche questo: ricostruire un’identità, di gioco e di squadra e di tifosi.

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