Milan-Inter 1-1


Si cambia tutto (per non cambiare niente) e per un attimo è sembrato di tornare ai bei tempi che furono. S.Siro pieno, una bolgia infernale, coreografie da grande evento, rullo di tamburi vietati dal lontano 2007, carta stampata e televisioni che fanno di tutto per pompare quella che comunque resta una partita dalle grandi attese in città, ma… ma siamo nel 2014 e purtroppo in realtà è tutto da ridimensionare, in particolare per i protagonisti in campo che sono poi quelli che fanno di uno spettacolo il bello e/o il cattivo tempo. L’arrivo del grande ex in panchina, Roberto Mancini, ridà valore ed entusiasmo al pubblico nerazzurro che si era ormai da tempo avvitato su sè stesso e sulle polemiche, eccessive, su Mazzarri (a proposito, grazie e buona fortuna mister) e il suo gioco ripetitivo e poco incisivo. Il Mancio in pochi giorni cambia tutto o quasi e riaccende gli animi dei più. Si passa alla difesa a quattro, Vidic finisce in panchina, Kovacic finisce sull’esterno sinistro d’attacco, addio ai passaggi orizzontali e benvenute verticalizzazioni, insomma si cambia tutto o quasi, per… per non cambiare niente, per ora. Il risultato finale è sempre lo stesso, quello che la miglior Inter di Mazzarri era già riuscita a raggiungere: possesso palla, pressing più o meno incisivo, qualche tiro a porta e alla fine un pari che poteva essere qualcosa di più, ma anche qualcosa di meno. Certo non c’è colpa del neo-allenatore se la squadra più di tanto non riesce a fare, ma è quanto meno la dimostrazione che il problema vero non era tanto nel modulo o nell’allenatore, ma nei protagonisti in campo. Da Mancini, a differenza che da Mazzarri, ci si può certo aspettare mosse più coraggiose e maggiore elasticità sui movimenti da fare in campo, ma la qualità degli uomini a disposizione è quella e con questo bisognerà convivere necessariamente. Il Mancio potrebbe dare un pò di sosta a Icardi per esempio, grazie anche alla ritrovata disponibilità di Osvaldo, considerato che l’argentino lì davanti è da tempo che sembra assente o poco lucido sotto porta. Potrebbe lanciare qualche giovane che in questa situazione potrebbe essere una bella iniezione di forze fresche. Potrebbe dare nuova vita a giocatori poco considerati. Potrebbe, insomma e lo farà sicuramente, iniettare freschezza e leggerezza in una rosa ormai forse consumata da un logorio mentale più di qualsiasi altra cosa. Il derby dunque ha comunque dato qualche risposta da cui ripartire con maggiore consapevolezza. I tre punti che erano la cosa più importante non sono arrivati, ma in prospettiva le idee del nuovo allenatore potrebbero dare maggiore dinamicità e serenità al gioco nerazzurro e dunque nulla è perduto.

Contro il Milan i nerazzurri partono forte, schiacciano gli avversari nella loro metà campo dove questi si lasciano volentieri rinchiudere per poi ripartire appena possibile ed è così che in un primo tempo dominato dall’Inter, è il Milan a passare in vantaggio con l’unico tiro a porta su un’azione di contropiede. Inutile segnalare i falli su Icardi e Dodò non sanzionati e le occasioni enormi avute e sprecate dalla punta nerazzurra. Nel secondo tempo la partita è più equilibrata, ma è sempre l’Inter a fare gioco. Il pareggio arriva su un tiro di Obi da fuori area che infila la porta nell’angolino basso. Il Milan ci prova, ma senza precisione e, con una traversa per parte, si chiude così quello che doveva apparire come un grande derby e invece era uno scontro tra due squadre modeste, annullatesi a vicenda.

Il passaggio da Mazzarri a Mancini era diventato quasi d’obbligo oramai e come dichiarato dalla dirigenza, il Mancio era l’unico che valeva la pena prendere, una volta avuta la sua disponibilità, per cambiare in corsa. Lo sforzo economico c’è stato e va bene così, ma per il neo-ex-allenatore di Jesi, si preannuncia un lavorone. I primi cambiamenti visti nel derby incoraggiano a pensare che quanto meno si vedrà un approccio diverso alle partite, che il gioco diventerà meno monotono e più incisivo in attacco o almeno queste sembrano le intenzioni. Il problema è che gli interpreti sono sempre gli stessi e le difficoltà a giocare in velocità, ad attaccare gli spazi, a tirare a porta, a saltare l’uomo, a fare gol restano le stesse. Dopo quasi due anni rivedere un 4-3-3 al posto del 3-5-2 è già una gioia per gli occhi, ma purtroppo non basta. La posizione di Kovacic sembra ancora un mistero irrisolto e l’immobilità di Icardi una conferma, non a caso tra i peggiori in campo contro un Milan per niente irresistibile. La difesa non è giudicabile dato il cambiamento così repentino di modulo, molto ancora da fare c’è invece per il centrocampo dove Kuzmanovic, il migliore fra i tre, Guarin e Obi non hanno sfigurato, ma a tratti si perdevano in un groviglio di uomini e sembrava non sapessero cosa o come fare. Palacio resta un jolly che si danna in mezzo al campo e che punge, ma non fa male. In sostanza, dunque, buona la prima, ma quanto ancora c’è da fare…. Bentornato Mancio, ma forse meglio dire benvenuto, perchè il presente è molto diverso da quel passato che abbiamo vissuto e in cui abbiamo gioito, insieme!

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