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PARLANO GLI 8 DELLO STAFF DI CONTE. Stellini: “Sono interista, che gioia lavorare qui”. Pintus: “Per me Scudetto e due gemellini”. Bonaiuti: “Contento per Samir”

Conferenza stampa di presentazione di Inter – Sampdoria ma Antonio Conte lascia spazio al suo staff.

Le sensazioni per la vittoria dello Scudetto.

Christian Stellini (vice allenatore): “E’ stata una grandissima emozione visti i sacrifici. Purtroppo l’abbiamo vissuta stando lontani e non vicini perché non eravamo insieme quando abbiamo vinto lo scudetto ma nel momento in cui c’è stato il fischio finale di Sassuolo-Atalanta c’è stata una grande emozione”.
Antonio Pintus (preparatore atletico): “Una grande gioia perché è associata alla nascita dei miei due gemellini e sicuramente al lavoro dei giocatori che si sono messi a disposizione al 100%”.
Paolo Vanoli (collaboratore tecnico): “Un motivo d’orgoglio, abitando a 16 km da Appiano. Chi abita qui ha un’anima interista, ci tengo a ringraziare i giocatori e il mister”.
Gianluca Conte (collaboratore tecnico) “E’ sempre come se fosse la prima volta. Da parte mia posso dire che dietro la vittoria ci sia una grande cultura del lavoro che il mister ci ha inculcato. Una vittoria da dedicare ai tifosi, alla società, ai giocatori che si sono sacrificati per raggiungere l’obiettivo”.
Stefano Bruno (preparatore atletico): “Descrivere l’emozione per una vittoria del campionato non è facile. Una grande emozione per me perché sono interista fin da bambino. Ho fatto un percorso lungo per arrivare a questo traguardo. Quando capisci cosa c’è dietro una vittoria ti rendi conto che è qualcosa di emozionante. Il merito è di tutti quelli che lavorano all’interno della società. Vincere è tanto sacrificio e stando dentro sai quanto ne serve per raggiungere l’obiettivo”.
Costantino Coratti (preparatore atletico): “Faccio fatica ad esprimermi, voglio solo ringraziare tutti, i giocatori e il mister, per avermi fatto provare questa emozione”.
Adriano Bonaiuti (preparatore portieri): “Un’emozione grande, dopo anni all’Inter in cui si è sofferto siamo riusciti a raggiungere un obiettivo incredibile. Grazie al mister che ci ha permesso di raggiungere questo obiettivo. Chi gioca a calcio sogna da sempre di vincere uno scudetto. Sacrificio e lavoro in campo, condividerlo coi tifosi è stupendo”.
Paolo Castelli (collaboratore preparatore portieri): “È una gioia immensa, soprattutto per me che ho vissuto diversi anni qui fin dal settore giovanile. Ringrazio davvero tutti quanti per il risultato”.

L’importanza del lavoro atletico

Pintus: “Questo successo è nato dal lavoro già fatto nella prima stagione. Abbiamo cercato di seguire il ritmo imposto dal mister, cercando di sfruttare il periodo del lockdown per poter lavorare a casa, allenandosi via Zoom ogni due giorni per non perdere la condizione. Poi, quando siamo tornati in campo, abbiamo fatto solo un richiamo delle cose più importanti. In estate non abbiamo avuto tanto tempo per lavorare, quindi abbiamo cercato di sfruttare ogni momento disponibile per lavorare in maniera personalizzata con i calciatori, come ad esempio nei postpartita. È stato un lavoro duro, infatti abbiamo ringraziato particolarmente i ragazzi per l’impegno. Infine, fondamentale è stato anche il lavoro di recupero e anche alimentare: due aspetti determinanti per cercare di raggiungere gli obiettivi prefissati”.

Il siparietto di Firenze tra Antonio e Gianluca Conte

G.Conte: “Ci sono abituato, lavoro con Antonio da tredici anni. Era un momento concitato. Lui è un passionale. Sfido chiunque a stare con lui in quei momenti ma è fatto così. Ha una passione che lo travolge. La vittoria è stata sofferta, considerando anche il Covid, ma sicuramente importante come tutte le vittorie di questi tredici anni in cui ho avuto l’opportunità di lavorare con lui”.

Gianluca Conte

Il segreto della fase difensiva

Vanoli: “La bellezza di questo lavoro è sempre il confronto, quindi che si parli di fase difensiva, offensiva o altro c’è sempre un confronto aperto, al di là dell’esperto specifico che se ne occupa. Il mio compito è seguire la fase difensiva, ma il merito parte sempre dall’allenatore. Io devo cercare di far crescere il singolo. Per quanto riguarda dei nostri tre difensori titolari è stata una scelta del mister, ma il nostro compito è far allenare tutti al meglio. Un grande orgoglio per il nostro lavoro, in questo senso, è vedere che un calciatore dalla panchina entra e fa benissimo come gli altri. Avevamo anche dei calciatori alle prime esperienze come Bastoni o Skriniar, ma poi siamo migliorati tanto”.

Bonaiuti e il rapporto con Handanovic

Bonaiuti: “E’ stato un percorso lungo, prima i risultati non c’erano, ma Samir in questi anni ha fatto numeri sensazionali, questo obiettivo è il coronamento di quello che si è fatto in questi anni”.

Adriano Bonaiuti

Da Bari all’Inter con Conte

Bruno: “Io ho iniziato la mia carriera insieme al mister a Bari, dove anche per lui erano le primissime esperienze. Lui stesso doveva iniziare un suo percorso ma aveva grande voglia di arrivare, lo diceva sempre. Aveva bisogno di stare sul campo per trovare certe situazioni e capire come raggiungere i suoi obiettivi. Certamente oggi non è il Conte di tredici anni fa sotto alcuni aspetti, ma la sua ossatura la mantiene sempre uguale, in particolare per quel che riguarda la caratteristica del lavoro. Adesso è cambiato per l’esperienza e gli anni trascorsi, però tutto a fin di bene”.

L’importanza della prevenzione

Bruno: “È assolutamente fondamentale, ma dipende molto dai piccoli comportamenti dei singoli calciatori, della loro alimentazione, del riposo. Passa tutto da lì”.

Dalle giovanili alla prima squadra

Castelli: “Io sono stato chiamato in prima squadra per un caso fortuito. L’impatto è stato forte, perché allenare il settore giovanile è una cosa, mentre allenare dei portieri fuoriclasse è un’altra cosa. Vedere come ricercano la perfezione e il particolare durante l’allenamento è fantastico. A questi livelli si cerca molto il particolare, mentre coi ragazzi spesso si cerca una costruzione più generale del portiere”.

L’interismo

Stellini: “Il mister sapeva benissimo fin dall’inizio che io sono interista da quando sono nato, quindi questa emozione di approdare all’Inter gliel’ho dimostrata subito. Sono nato in queste zone e sprizzavo gioia da tutti i pori, quindi si è accorto subito di cosa significasse per me lavorare qui. Il mio lavoro iniziale non solo è stato quello di trasferire al mister cosa volesse dire essere interista, ma anche far capire agli interisti cosa volesse dire avere Antonio Conte come allenatore”.

Stellini

Il lavoro su Lukaku

Pintus: “La caratteristica peculiare di Romelu è la fisicità: pesa più di 100 kg, quindi ha una potenza impressionante. Come dice il mister è uno paragonabile ad un giocatore di football americano. Ora è migliorato molto anche dal punto di vista della gestione dello sforzo, quindi sta diventando davvero un atleta completo”.

La crescita di Eriksen

Stellini: “Il percorso che Christian ha fatto all’Inter è quello che hanno fatto tantissimi atleti bravissimi e di talento come lui che arrivano da campionati differenti. Hanno bisogno di tempo per capire alcuni aspetti del gioco come lo viviamo e lo approcciamo noi in Italia. Lo abbiamo sempre supportato, il mister con le sue direttive e noi con i nostri consigli. Sapevamo che sarebbe arrivato il suo momento, era solo questione di tempo”.

Il ruolo di vice allenatore

Stellini: “Quando mi sono trovato a bordo campo a gestire la partita le pressioni sono aumentate notevolmente. Ho dovuto cercare di far capire ai giocatori cosa voleva far passare il mister, e la sua non presenza poteva essere un handicap, quindi io dovevo far sì che questo gap non ci fosse. In realtà per me la presenza del mister è sempre stata forte anche durante quelle gare, perché attraverso gli altri membri dello staff avevamo comunque il suo supporto. Io dovevo solo concentrarmi a trasmetterlo alla squadra”.

L’importanza delle analisi del match
G. Conte: “Un tassello molto importante. Lo facciamo con tutto lo staff, io in primis ma anche i ragazzi che voglio ringraziare per la disponibilità che ci danno per analizzare le giuste immagini che possano darci dei benefici per avere un comportamento tale da poter studiare l’avversario. Noi studiamo punti deboli e di forza dell’avversario. Cerchiamo di dare indicazioni al mister che può avallare o bocciare ma c’è unità d’intenti da parte nostra e si cerca di trovare sempre la giusta soluzione. Ora con Antonio c’è un feeling consolidato anche sotto il profilo tattico. In un certo senso la preparazione della gara con Paolo e Christian viene passata al mister che dà il suo assenso con le sue idee”.

Come è cambiata la preparazione fisica negli anni
Pintus: “Il ruolo si è evoluto negli anni ma restano basilari la resistenza e la forza. Non è giusto dire che quel che si faceva 20-30 anni fa non si debba più fare. Alcune cose sono molto attuali. E’ cambiata l’altissima specializzazione. Ormai anche noi siamo divisi nei compiti. Costantino Coratti si occupa della forza, Stefano Bruno del recupero e avendo più energie disponibili è molto più facile curare la preparazione fisica”.


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