Denzel Dumfries si racconta alla Gazzetta dello Sport. Parla di sè, della sua avventura all’Inter e del derby.
“Negli ultimi due mesi ho assestato la mia posizione: ho capito che cosa mi viene chiesto, ho imparato certe letture difensive per capire prima cosa succede: questa è la chiave. Tutta la mia vita e la carriera sono basate sul miglioramento. Sul lavoro e il miglioramento. Si può apprendere da tutto: per esempio, ho dei cugini campioni di kickboxing e, guardando, in passato provavo a trarre qualcosa. Lo staff mi aiuta e per questo sono grato a tutti. Sono disponibili per ogni compagno, ma soprattutto per me che ho bisogno di imparare di più. Passiamo dal campo ai video, tutto molto utile”.
Quel rigore contro la Juve
“E’ stato il momento più duro. Mi è caduto il mondo addosso: essere coinvolto in quell’episodio in una delle partite più importanti dell’anno… Ma già dal giorno dopo ho sentito l’aiuto del club e ho provato a ritrovare l’equilibrio mentale. La settimana dopo a Empoli D’Ambrosio ha segnato ed è venuto ad abbracciarmi: non mi era mai successo, è stato uno shock positivo, un’emozione. Ho capito che tutti erano dalla mia parte”.
Il momento più bello
“Il gol alla Roma mi ha dato fiducia, è stata la svolta, ma non posso scordare la Supercoppa che qui mancava da tanto: il mio primo grande trofeo, in quell’atmosfera, non lo dimenticherò”.
Il modello
“All’Inter ci sono stati giocatori incredibili a destra, il primo che mi viene in mente è Maicon: un esempio, vorrei avvicinarmi il più possibile ai suoi livelli”.
L’amicizia con De Vrij
“Stefan è decisivo, mi ha aiutato, mi ha mostrato tutto del club e qualcosa della città. È bello avere un connazionale che parla la stessa lingua: poi veniamo pure dalla stessa zona, l’area di Rotterdam, e la nostra amicizia è cresciuta in nazionale. Io, a differenza sua, non suono il piano e sono molto più noioso: al massimo mi piace qualche serie tv come Manifest, che sto vedendo ora su Netflix”.
Su Inzaghi
“Mi piace la sua determinazione, il modo passionale con cui sente le partite che non avevo mai visto. È “dentro” il match, lo gioca, è come se corresse lui stesso con noi. Si vede che è una guida, uno che sa connettere le persone: questo ti resta dentro”.
Il derby
“È una partita unica, si vedeva in Olanda. Ricordo il gol di Stefan nella rimonta di due anni fa. All’andata, anche se in panchina, c’era un’atmosfera unica, una elettricità diversa. Io, però, non lo preparo in modo diverso: provo a rimanere sempre acceso, a prescindere dalla partita”.
(FONTE: LA GAZZETTA DELLO SPORT)
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