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LA STORIA – Con il Sassuolo da sempre partite simboliche, nel bene o nel male: ecco perché…

Chi l’avrebbe mai detto, nel lontano 2013, che il Sassuolo si sarebbe rivelato un avversario in grado di dar vita a partite memorabili contro l’Inter. Già, perché contro i neroverdi la Beneamata ha vissuto croce e delizia della propria storia recente, dando vita a match simbolici che bene hanno saputo raccontare l’andamento delle stagioni nerazzurre, condensandole spesso in 90 minuti. Nel giorno di una nuova Inter-Sassuolo decisiva, nella quale la squadra di Inzaghi potrebbe piazzare il sorpasso sul Milan, andiamo a ripercorrere questa storia di illusioni, delusioni, rapporti deteriorati e svolte vincenti.

Dai 7-0 a quella maglia restituita…

La stagione d’esordio per il Sassuolo in Serie A è quella 2013-14. E di primo acchito si pensa di avere a che fare con la solita cenerentola (stile Carpi, Benevento, Frosinone) destinata a fare immediatamente il percorso inverso, tornando nella categoria inferiore. Nulla di più sbagliato. Tuttavia, il primo incrocio con l’Inter inganna e parecchio: i nerazzurri (prima stagione di Mazzarri) stravincono 7-0 il 22 settembre 2013, consolidando il loro ottimo avvio stagionale. L’entusiasmo in casa nerazzurra è alle stelle, si sogna in grande nonostante la nona posizione dell’anno precedente sotto l’egida di Stramaccioni. Alla fine, però, complice un organico tutto sommato mediocre e il viale del tramonto ormai imboccato dai quattro ultimi reduci argentini del Triplete (Zanetti, Cambiasso, Milito, Samuel) destinati al congedo a fine stagione, l’annata si conclude con un anonimo quinto posto che vale la qualificazione in Europa League.

Esito ancor più beffardo si registra l’anno dopo: stavolta Inter-Sassuolo arriva già alla seconda giornata – il 14 settembre 2014 – ed incredibilmente i nerazzurri riescono a replicare in tutto e per tutto il tabellino della stagione precedente: è ancora 7-0, stavolta a San Siro. Una partita nuovamente foriera di illusioni, con un Kovacic sugli scudi e un Icardi capace di portarsi a casa il pallone firmando una tripletta. Di lì a poco, invece, le cose prenderanno una piega ben diversa: trascorrono due mesi e Walter Mazzarri viene esonerato per far posto al ritorno di Roberto Mancini, ma l’Inter chiude con un desolante ottavo posto finale che ben rende l’idea dell’anonimato nerazzurro dei tempi. L’attaccante argentino, invece, riuscirà a vincere per la prima volta la classifica cannonieri (in coabitazione con Luca Toni) a soli 22 anni. Ma non è tutto oro quel che luccica.

Già, perché nella stessa stagione (2014-15), durante la partita di ritorno si concretizza il primo, grande strappo fra Icardi e la tifoseria nerazzurra. L’Inter, in perenne crisi di risultati, perde malamente a Reggio Emilia nella gara di ritorno, il 1° febbraio 2015: Icardi parte dalla panchina, entra sul 2-0 per il Sassuolo, rinvigorisce la squadra accorciando le distanze, ma Berardi la chiude al 93′ su rigore. Finisce 3-1. È abbastanza per far partire la contestazione da parte della Curva Nord: i giocatori nerazzurri vengono chiamati sotto il settore ospiti, Icardi lancia la sua maglia verso il pubblico, gli viene restituita in maniera rabbiosa. Sarà lo spunto narrativo grazie al quale il numero 9 dell’epoca racconterà – nella propria autobiografia edita un anno e mezzo dopo – di aver pensato di chiamare “100 criminali argentini” (sigh…) per fronteggiare gli ultras nerazzurri. Da lì in poi, il rapporto diventerà gradualmente irrecuperabile, dando vita a un’escalation capace di destituire Icardi dai gradi di capitano e facendo da apripista alla cessione del 2019. Il Sassuolo, insomma, entra direttamente in uno degli eventi più discussi della storia recente nerazzurra.

Illusioni, delusioni, paure

La stagione 2015-16, cominciata e terminata con Roberto Mancini alla guida, è quella nella quale l’Inter – dopo anni di sconforto – rilancia segnali di grandeur. Nel girone d’andata è spesso prima in classifica ed è così che i tifosi nerazzurri trascorrono nuovamente un Natale in vetta. Il problema è che la Beneamata fa la voce grossa solo per metà stagione: da gennaio in poi è tutta un’altra storia. E chi poteva essere a riportare l’Inter con i piedi per terra, facendole perdere il primato in classifica nel lunch match di mezzogiorno, il 10 gennaio 2016? Il Sassuolo, ovviamente. La sfida sembra destinata allo 0-0, risultato comunque negativo per gli uomini di Mancini, ma nel finale arriva addirittura la beffa: gol di Berardi su rigore all’ultimo secondo. È l’inizio della crisi: l’Inter chiude quarta, fuori dalla Champions (all’epoca l’accesso era riservato alle prime tre).

L’anno dopo, quello estremamente confusionario inaugurato dall’addio di Mancini in agosto con l’arrivo di De Boer, prima dell’arrivo di Stefano Pioli in novembre, il match di andata e quello di ritorno condensano illusione e sconforto. Il primo si disputa a Reggio Emilia il 18 dicembre 2016: i nerazzurri sono già guidati dall’attuale tecnico del Milan e inanellano la seconda delle sette vittorie consecutive. Un filotto che induce a credere in un’improbabile (e infatti mancata) qualificazione in Champions League. Nella sfida di ritorno, il 14 maggio 2017, in panchina c’è Stefano Vecchi (tecnico della Primavera chiamato ad interim per concludere la stagione) e l’Inter – che si trascina stancamente verso l’epilogo di un’annata fallimentare – perde ancora a San Siro contro i neroverdi, trascinati dalla doppietta di Iemmello. L’ennesima umiliazione stagionale.

Il 2017-18 è segnato dall’arrivo di Luciano Spalletti. L’avvio è analogo a quello di due anni prima, con i nerazzurri che arrivano a ridosso di Natale da primi in classifica, prima di andare incontro alla battuta d’arresto: la prima sconfitta del campionato viene inferta dall’Udinese a San Siro. Si pensa all’incidente di percorso, ma una settimana dopo – il 23 dicembre 2017 – i nerazzurri cadono per la seconda volta consecutiva proprio a Reggio Emilia contro il Sassuolo, piegati da Falcinelli. No, non è un incidente di percorso: è l’inizio della crisi.

L’incrocio di ritorno avviene alla penultima giornata. L’Inter in primavera si è rialzata ed è quarta in classifica, in quel momento qualificata in Champions League. È l’ultima a San Siro, c’è aria di festa, c’è un Sassuolo privo di obiettivi di classifica e in molti pensano si tratti di mera formalità: nulla di più sbagliato. Il futuro nerazzurro Politano, insieme al solito Berardi, piegano la squadra di Spalletti: sembra l’addio definitivo, ancora, alla Champions. Il giorno dopo, però, la Lazio non sfrutta il match point pareggiando a Crotone e l’Inter espugna l’Olimpico nello spareggio dell’ultima giornata. La caduta con il Sassuolo, insomma, si rivela solo una grande paura. Ma che paura…

Ciao Scudetto, svolta Scudetto

Dopo che nella stagione successiva la sfida di Reggio Emilia arriva addirittura alla prima giornata e vince ancora il Sassuolo, costituendo i prodromi dell’ultima, difficile stagione di Spalletti alla guida dell’Inter, nel 2019-20 arriva Antonio Conte. I nerazzurri, dopo il lockdown, si presentano secondi in classifica e lontani 6 punti dalla Juventus: ok, la rimonta è molto difficile, ma non crederci sarebbe un delitto. Succede però che il Sassuolo fermi l’Inter a San Siro sul 3-3: è la famosa partita del gol sbagliato da Gagliardini a porta vuota. I nerazzurri di Conte scivolano a -8 e salutano, di fatto, ogni speranza Scudetto proprio quel 24 giugno 2020.

La sfida della passata stagione, stavolta a Reggio Emilia, è ricordata invece come la vera e propria svolta verso il titolo per gli uomini di Antonio Conte. Partiti a rallentatore, con una sbarazzina ed esiziale difesa alta che conduce ad innumerevoli gol subiti, quel 28 novembre 2020 l’Inter cambia faccia, o meglio ritorna alla sua versione precedente. Addio trequartista, addio 3-4-1-2, riecco il 3-5-2: vince nettamente 3-0 e si dimostra squadra compatta e feroce, quella che condurrà al 19esimo Scudetto nerazzurro. Ah, per la cronaca: la matematica arriva il 2 maggio 2021, l’Inter diventa Campione d’Italia senza giocare grazie al pareggio dell’Atalanta. L’avversaria? Il Sassuolo, ovvio. Vi basta?

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