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L’ANALISI – Un’Inter raccapricciante. Basta con le pacche sulle spalle!

Tutti eravamo consapevoli delle difficoltà che la partita contro il Torino, a Torino, comporta. La squadra di Juric fa della battaglia frontale, dell’uomo contro uomo, della partita sporca il cardine della propria identità e filosofia di gioco. No, questa non è un’attenuante: è un’aggravante. Perché, se lo sapevamo tutti, lo sapevano certamente pure Simone Inzaghi e i suoi ragazzi. Eppure, non sono riusciti a trovare una soluzione, una contromossa, un viatico per uscire dalla morsa granata, risultando per buona parte della gara vuoti, apatici, impotenti in una partita che proprio non si poteva sbagliare. Era uno di quegli appuntamenti che – vista la classifica e la vittoria di tutte e tre le dirette concorrenti – doveva finire con i tre punti. In ogni modo. Il risultato, tuttavia, è che adesso l’Inter non ha più il destino nelle proprie mani e, per una volta, ha potuto contare anche sulla benevolenza di un episodio arbitrale: il rigore non concesso al Torino ha graziato i nerazzurri dal probabile 2-0 granata. Un unicum, un evento che si verifica una volta ogni tanti anni, tipo la nascita dei Sayan in Dragon Ball.

L’Inter vista nel capoluogo piemontese è stata semplicemente raccapricciante, soprattutto nel primo tempo. Alcune scelte, come Ranocchia titolare (perennemente in sofferenza contro Belotti) in luogo di D’Ambrosio, oltre a un Vecino irritante, hanno certamente contribuito. Poi, nella ripresa, in maniera confusionaria è pure arrivata a creare alcune occasioni da gol, come quelle con Dimarco e Vidal, oltre alle due – clamorose – capitate sulla testa di Dzeko. Tuttavia, i gol sbagliati si confermano una costante della stagione nerazzurra: forse sarebbe il caso di piantarla con la narrativa della sfortuna, del caso che si ritorce su se stesso per danneggiare l’Inter, delle pacche sulle spalle dei giocatori, cominciando invece a rimproverare e responsabilizzare chi, quei gol, li sbaglia. Chiedere la precisione sotto porta, in un club come questo, dovrebbe essere il minimo, specialmente in una lotta punto a punto per il titolo e in una partita così tirata, nella quale il cinismo diventa prerogativa fondamentale per ottenere una vittoria fondamentale. Un po’ quello che è successo nella scorsa stagione, proprio un anno fa, quando l’Inter disputò una partita sotto tono a Torino, accettando però la lotta nel fango e portandola a casa con una prodezza di Lautaro. Lo stesso giocatore che invece, ieri, è stato sostituito da Sanchez: un cambio con il quale Inzaghi ha rinunciato a giocare con le tre punte, scegliendo di farlo solo nel finale – con il risultato ancora inchiodato sull’1-0 – inserendo Correa. Troppo tardi?

Responsabilità

Le responsabilità di questa deriva sono collettive ed Inzaghi non ne è assolutamente esente. Già, deriva non è un termine esagerato, poiché quando vinci solo una partita nelle ultime sei di campionato, visto l’egregio cammino precedente, non si può chiamare altrimenti. Si chiama crollo, un crollo che fa male e ci fa pensare che – probabilmente – qualcosa si sia rotto nel derby. L’inerzia è cambiata. L’Inter non può essere così brutta, è caduta nuovamente nei propri errori, nella depressione nonostante le ottime prove (ma, nostro malgrado, forse illusorie) contro Salernitana e Liverpool, che ci avevano fatto propendere verso l’ipotesi di una vigorosa ripresa. Probabilmente, però, il valore reale dell’Inter non era neppure quello del girone d’andata, quando ha superato il suo stesso livello, celando un mercato da +160 milioni che – evidentemente – non poteva essere nascosto sotto la sabbia per tutta la stagione. A proposito di responsabili…

Chi è da Inter?

Adesso mancano 10 partite e l’Inter non è più padrona del proprio destino, come ad inizio dicembre. La differenza, rispetto a prima, è rappresentata dal fatto che la squadra di Inzaghi non dovrà più convivere con gli impegni di Champions League e potrà concentrarsi unicamente sul campionato, godendo anche di qualche settimana piena di riposo e preparazione della partita con vista weekend. Solo il 20 aprile arriverà un impegno infrasettimanale, quando ci si giocherà l’accesso alla finale di Coppa Italia. Di certo, per vincere questo campionato, servirà un percorso quasi netto, concedendosi pochissime pause, forse una sola. L’Inter ne è in grado? Quella vista da febbraio ad oggi sicuramente no. Ma è la stessa squadra che, un filotto, lo ha già fatto. Adesso, però, parliamo della volata finale: non può essere la stessa cosa, anche solo pensando alla pressione elevata cui bisogna far fronte. Sarà l’occasione, però, per testare chi sa reggere e chi no, chi riesce ad alzare il proprio livello in situazioni critiche e chi no, chi è da Inter e chi no. Tutti sono in discussione. All’Inter funziona così, piaccia o non piaccia. Sempre.

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