Inzaghi a Barcellona: il modello è Mourinho, l’obiettivo fare meglio di Conte e Spalletti

L’Inter domani al Camp Nou si gioca la partita probabilmente decisiva per l’approdo agli ottavi di finale in Champions League. Con una sconfitta la situazione si comprometterebbe perché costringerebbe i nerazzurri a dover battere Viktoria Plzen a San Siro ma soprattutto Bayern Monaco in Germania per avere speranze; con una vittoria o un pareggio, invece, la situazione si metterebbe parecchio in discesa. Simone Inzaghi è consapevole di dover preparare ed affrontare una partita in trincea, in uno stadio nel quale – almeno negli anni Duemila – l’Inter ha sempre perso. Tuttavia, ci sono sconfitte e sconfitte: quella della semifinale di ritorno 2010 fu dolcissima poiché portò la squadra di Mourinho in finale di Champions a Madrid. Diversamente, l’Inter si arrese nel 2018 e nel 2019 con Spalletti prima e Conte poi sulla panchina: ko fatali che si rivelarono decisivi per l’eliminazione. La Gazzetta dello Sport si sofferma sulla gara di domani e sull’inevitabile confronto con i predecessori di Inzaghi.

“Il bus dell’Inter resterà fuori, certo. Ma Camp Nou vuol dire resistenza. Vuol dire difesa, muro, azione e reazione, di sicuro attenzione, certamente motivazione. Simone Inzaghi gioca per la storia. Per qualificarsi con due giornate d’anticipo, e sì che sarebbe possibile con una vittoria domani sera. Giocare per riuscire lì dove l’archivio racconta di José Mourinho, dove invece ci hanno lasciato le penne Luciano Spalletti e Antonio Conte. Resistenza a tutto, non è mica parente del catenaccio. Resistenza a un ambiente che sarà velenoso, dopo le polemiche sollevate dal Barcellona per la gara d’andata. Resistenza a se stessa, perché gli uomini sono contati e le scelte di conseguenza, visto che sia Lukaku sia Correa oggi pomeriggio non saliranno sull’aereo con i compagni, salvo sorprese che andrebbero contro ogni logica medica”.

Nuovo atteggiamento tattico, Inzaghi si affida al muro

Dalla gara d’andata col Barcellona, l’Inter ha cambiato filosofia di gioco, pur con un 3-5-2 invariato. Difesa più bassa, atteggiamento più prudente. Domani Inzaghi sceglierà di nuovo il terzetto difensivo titolare, quello che ha fatto le fortune dell’Inter negli ultimi tre anni e che in questa stagione è stato messo parecchio in discussione causa prestazioni gravemente insufficienti. Fino alla gara contro i catalani a San Siro, laddove si è rivisto il muro dei bei tempi.

“Occhio a Skriniar-De Vrij-Bastoni, il muro tornato tale giusto una settimana fa, perfetto nello stritolare il centravanti polacco, nello scivolare su Dembelé e Raphinha, nell’accorciare al punto giusto per non schiacciarsi troppo davanti a Onana. Inzaghi ha in testa una replica di quanto visto a San Siro. Non negli uomini, ma nel modo di affrontare il match. L’Inter ha cambiato strada e si è visto anche contro il Sassuolo. Il diktat dell’allenatore ai suoi giocatori è quello di evitare di concedere spazi ad avversari rapidissimi”.

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