Se non ti piace più, cambia squadra!


Il periodo no di una squadra esalta sempre i lati positivi e negativi di ogni tifoso e come in un qualsiasi rapporto burrascoso, nei momenti di sconforto e di rabbia, si rischia di dire quelle cose che in realtà non pensiamo ma che un hanno sempre un fondo di verità. Dal 2010 a oggi il mondo social nerazzurro è stato vittima di frequenti sbalzi di umore che hanno proposto sostanzialmente due tipologie di tifo, quello di lunga data e i cosiddetti “figli del Triplete”. Il 2010 ha segnato una sorta di spartiacque, un anno zero, e attualmente si ha una situazione di tifo quasi come se ci fossero tifosi nati nel periodo avanti e dopo Triplete. 

La prima domanda che vorrei fare a quei tifosi che oggi criticano non solo la squadra ma tutta l’Inter é: qual é il motivo che vi ha fatto diventare tifosi interisti?

Se lo siete diventati per i successi del 2010 allora forse dovreste studiare la storia nerazzurra, fatta di lunghi digiuni, di lunghe attese, di piccole e grandi delusioni e di piccoli e grandi successi. 

Il sostegno a una squadra non può esser direttamente proporzionale al numero di trofei presenti in bacheca e al periodo di astinenza da vittorie. Si parla tanto di seguire i modelli tedeschi come il Borussia Dortmund, ma forse ci si scorda che ora quella squadra è penultima in classifica e gode sempre dello stesso sostegno da parte dei propri tifosi indipendentemente dai risultati (solo un paio d’anni fa era anche retrocessa). 

L’Inter é quel tipo di squadra che si ama o si odia, non esistono vie di mezzo, non esistono simpatie. Se tu, tifoso, vai allo stadio e canti a squarciagola Pazza Inter prima di una partita e poi fischi durante e al termine, allora non hai analizzato bene il testo di quella simpatica canzoncina che, se ricordi bene visto che la conosci a memoria, dice “ma va bene vinceremo insieme”. 

Il concetto che l’Inter sia una squadra per intellettuali sta iniziando a diffondersi, anche perché questa teoria trova riscontri reali negli atteggiamenti di una parte della tifoseria. 

Il criticare lo stile di una maglia, un giocatore che ha dato tanto, tutto, negli anni ora in un periodo no, un ex presidente che ti ha portato sul tetto d’Italia, d’Europa e del Mondo spendendo buona parte del suo (non del tuo) patrimonio, un presidente attuale che risana debiti e che chiaramente ti dice “vedo un Inter al top tra due-tre anni” ma dal quale ti aspetti lo scudetto subito solo perché è straniero e milionario, rientra nel modus operandi di chi di Inter ha capito ben poco. 

Il diritto alla critica é lecito e ovviamente consentito, ma la pretesa di avere un qualcosa da una società solo perché si pensa di partecipare al fatturato annuale acquistando biglietti, abbonamenti e merchandising mi sembra una follia. 

Il “pago quindi critico” é un qualcosa da applicare alla politica non al calcio. 

Leggendo i vari commenti si avverte in tanti tifosi quasi un senso di costrizione, una condanna a essere interisti, qualcuno usa e scrive dei termini pesanti come vergogna. 

Nel calcio come nella vita reale, si deve provare vergogna quando si ruba e non quando si perde. Se anche questo concetto basilare non trova riscontro nelle tue teorie da pseudo tifoso interista sei liberissimo di cambiare squadra, di passare a una squadra con un appoggio politico, a una che é stata in B almeno una volta, oppure se sei un amante dei colori nerazzurri puri nella maglia trovi a Bergamo una squadra che ha anche il nostro stesso sponsor tecnico e con una maglia (magari taroccata) degli anni passati, magari puoi inserirti senza problemi. 

L’Inter è anche questo, il calcio é anche questo. Prendere o lasciare. 

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