Coppa Italia – Inter-Juventus 3-0 (3-5 rig.)

Perfetti. In una serata che per i più poteva significare nulla, i nerazzurri rispolverano gli antichi fasti di quella pazza Inter che quando meno te lo aspetti, ti fa battere il cuore e rischiare un infarto. Gli ospiti arrivano a Milano per fare una passeggiata e ne escono mazzuolati nell’orgoglio. La qualificazione alla finale di Coppa Italia sfugge per una traversa di troppo, sul rigore di Palacio, ma diventa questione secondaria di fronte alla prova magistrale di carattere, tecnica e tattica dei padroni di casa che, sotto di uno svantaggio di tre reti, non solo capovolgono il risultato, ma addirittura sfiorano più volte, nei novanta minuti, la clamorosa vittoria finale con annessa qualificazione. E’ solo grazie a Neto che Perisic non riesce a fare doppietta come il suo compagno Brozovic.

I bianconeri surclassati su ogni fronte non possono che attaccarsi ai teatrini di Cuadrado e alle legnate di Lichtsteiner e compagni. A farne le spese più di tutti è Kondogbia che esce in barella e va direttamente all’ospedale: per fortuna nulla di grave. E’ una vera battaglia e i ragazzi, finalmente, non si risparmiano e corrono, anticipano, pressano con criterio: in poche parole, fanno tutto quello che fino ad oggi gli è stato rimproverato di non fare o fare male e, stasera, lo fanno benissimo. Il vantaggio dopo pochi minuti, grazie alla caparbietà di Medel e al gol di Brozovic, da il via a un primo tempo d’assalto. Nel secondo tempo, la musica non cambia e anzi si fa più incalzante: il raddoppio di Perisic su assist di Eder e poi il rigore segnato da Brozovic per un fallo su Perisic, lanciano i nerazzurri verso la reale possibilità di conquistare la finale e trasformano S. Siro in una bolgia infernale, dove i tanti tifosi juventini che facevano sfoggio dei loro colori con arroganza, cominciano a tremare. I tempi supplementari vedono i nerazzurri in affanno e ci sta; Zaza riesce più volte a creare pericoli, ma senza concretizzare; nel minuto finale ci pensa Carrizo a non far rimpiangere il nostro Samir e a farci arrivare indenni ai calci di rigore, dove però non si dimostrerà alla sua altezza. L’errore di Palacio purtroppo ci condanna e, dopo uno sforzo così grande, ci priva della gioia assoluta, ma non della felicità di aver visto finalmente giocare l’Inter come sempre vorremmo vederla giocare e di una vittoria, si effimera, ma sempre goduriosa, per tre a zero su quella che è la capolista.

Senza difensori centrali di ruolo, Mancini schiera davanti a Carrizo il solo Juan Jesus, affiancato da Nagatomo, D’Ambrosio e Santon. A centrocampo Brozovic, Medel e Kondogbia, in attacco Ljajic, Perisic ed Eder. Senza attaccante di ruolo e senza punti di riferimento sia avanti che indietro, sono i movimenti coordinati dei singoli a fare la differenza. E la fanno. Tutti si sono superati, senza se e senza ma e per una volta diamo a Cesare quel che è di Cesare. Resta solo da vedere se si è trattato di un evento unico e/o raro oppure se è stato il momento per riprendere coscienza delle proprie possibilità e, finalmente, ripartire per lo sprint finale anche in campionato, con la stessa grinta, intelligenza tattica, precisione: la voglia di vincere che negli ultimi tempi sembrava un po’ smarrita. E’ questa la notizia più importante di questa serata magica: ha ridato fiducia all’ambiente e speranze per il futuro. Non saremo arrivati in finale giocando con squadre di serie inferiori, ma almeno ci siamo tolti il piacere di battere sia la prima che la seconda in classifica.

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