Chievo Verona-Inter 2-0


Ben ritrovati!

Pensavate che le cose fossero cambiate? Ovviamente no. Dopo un pre-campionato grottesco, mortificante e gestito malissimo in chiave preparazione, il marketing non sempre aiuta lo sport…, avevamo chiuso con un bel cambio di allenatore a quindici giorni dall’inizio del campionato. Cosa potevamo mai aspettarci? Niente. E niente è cambiato infatti. Perdiamo subito i primi tre punti, con buona pace di chi ci aveva già proclamati come anti-Juve e dei tifosi più ottimisti. Il Chievo ha riportato con i piedi per terra un pò tutti. Un allenatore nuovo, straniero, poco esperto di campionati ad alto tasso tecnico, con giocatori chiave altrettanto nuovi e altrettanto inconsapevoli delle difficoltà del calcio italiano, non poteva certo fare i miracoli in una decina di giorni. Ci ha provato, partendo con una formazione per lui stesso inedita, coperta, ma spompata fisicamente e malandata mentalmente. Il Chievo, uguale a quello dell’anno scorso, squadra ostica, esperta, ha saputo attendere e alla fine ha saputo e potuto colpire quasi indisturbato. Sconfitta meritata, cocente, ma tutto sommato prevedibile sulla carta e poi, a partita in corso, quasi scontata. Il primo tempo è stato duro, impegnativo, con i nerazzurri che riescono ad arrivare al tiro un paio di volte, ma sostanzialmente bloccati, incapaci di pungere e di allargare il gioco, con incertezze difensive già note, da brivido. Il secondo tempo è durato circa quattro minuti. Il primo gol clivense mortifica le già tristemente spente menti dei nerazzurri, mal sorrette da gambe evidentemente in difficoltà e chiude la partita. Il secondo gol affonda la carretta interista e regala ai tifosi un deja-vù sconsolante. Allenatore vecchio o nuovo, i giocatori in campo continuano a sembrare marionette imbarazzate, ben al di sotto delle loro decantate possibilità. De Boer cerca di riprendere le redini togliendo dal campo Banega, Eder e Candreva, inserendo Perisic, Brozovic e Palacio, ma è la solita vecchia storia. Si rivede ancora il film del campionato scorso e di quello scorso ancora e di quello ancora prima…. etc. etc. Un inizio incoraggiante dunque, nulla da eccepire.

De Boer – Il nuovo mister deve carburare nel campionato italiano, nella costruzione del gioco e nella conoscenza delle dinamiche nerazzurre e persino nell’uso della lingua italiana. Ovviamente non ha colpa se si ritrova una squadra che fisicamente sembra ancora a metà della preparazione estiva e che mentalmente si è auto-relegata al ruolo degli eterni scarsoni. Gli si deve dare necessariamente fiducia, perchè non c’è altra via e perchè se riuscisse a imporre il suo credo, quanto meno vedremmo spettacoli meno imbarazzanti. Ci vuole tempo e pazienza e qualche giocatore adatto ai suoi schemi. Non ha avuto il tempo di imparare nemmeno tre frasi basiche in italiano, figuriamoci di imbastire schemi e quant’altro… E’ solo la prima partita: brucia perchè sembra che tra l’ultima di campionato (e quelle precedenti) e stasera, in mezzo non sia successo un bel niente (e in fondo è così).

Mancini – Grazie e arrivederci (in giro eh). La sensazione, a leggere i giornali, è che l’idea di chiudere con l’Inter non fosse una cosa dell’ultimo minuto. Vero o non vero, ci si poteva pensare prima a fare la valigia… lui o la società o tutti e due.

Ranocchia – Ancora???

Banega – Evidente la difficoltà a trovare una posizione e i tempi di gioco contro una tipica squadra italiana. Una bella doccia fredda anche per lui e anche per lui la necessità di tempo e pazienza per prendere i giri. Le qualità sono indiscutibili.

Icardi – Dopo un’estate che “ce la potevate risparmiare”, dopo aver battuto cassa attraverso i tweet della moglie/procuratore e improbabili pretendenti tirati dentro sempre dalla suddetta e dopo le notizie relative all’ottenimento del tanto agognato rinnovo di contratto, ecco una prestazione degna di tutta questa storia, riassumibile in una sola parola: imbarazzante. In fondo il capitano deve rappresentare la squadra e questa sera c’è stata una simbiosi perfetta. Applausi.

Conclusioni: si comincia dunque come avevamo finito (e forse questa l’ho già scritta diverse volte, purtroppo…), con una bella e sonora figuraccia, ma tranquilli, nulla di nuovo. E’ solo la prima, quindi non ci si deve avvilire o lasciarsi prendere dallo sconforto, considerato tutte le attenuanti del caso, ma è indubbio che ci ripetiamo queste cose da anni oramai. Rabbia ce n’è e a buona ragione, ma è presto per cominciare a lanciare già patate e pomodori marci. Finchè reggeranno alibi come “la condizione fisica”, “il ritardo di preparazione”, “l’allenatore nuovo”, “i giocatori nuovi che si devono ambientare”, etc. etc., tutto ok, c’è speranza. Tra un mese o giù di lì torneremo a tirare le somme e se ne riparlerà. Per ora, questa sarà la prima e ultima volta che mi accanisco: voglio provare, a partire dalla prossima gara, ad essere ancora una volta ottimista e propositivo. Diamo tempo al tempo…

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