Lukaku e Ibrahimovic hanno giocato insieme al Machester United nella stagione 2017-18 ma il rapporto tra i due non è mai decollato. Scrive La Gazzetta dello Sport:
“C’è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui Ibra e Lukaku se ne stavano seduti uno accanto all’altro in fondo al pullman. Come i più scaltri della classe. Zlatan era come Fonzie di Happy Days, dispensava consigli di vita e di calcio, Romelu ascoltava e assorbiva. Tutto funzionava a meraviglia, o quasi, perché sul campo Ibrahimovic-Lukaku è stata coppia solo in potenza: insieme, allo United, hanno giocato appena 127 minuti, una manciata di ritagli sparsi tra Premier, Champions e Coppa di Lega. Titolari una volta sola, e non è andata un granché: Mourinho decise di chiudere l’esperimento dopo un tempo.

Sterline, re e divinità. Correva la stagione 2017-18, quella degli 85 milioni sborsati dal Manchester per ingaggiare Big Rom dall’Everton. Il belga arrivò e si prese la “9” di Ibra,
che nel frattempo si divideva tra terapie e palestra per recuperare dal crac al ginocchio di qualche mese prima.
Quando rientrò dall’infortunio, re Zlatan si ritrovò davanti un bestione
grande e grosso come lui, ma di dodici anni più giovane e affamato di successo. La rivalità tra i giganti è nata lì, sotto gli occhi di Mou.
Lukaku segnava come Ibra, lo svedese lo punzecchiava in allenamento, tra una partita e l’altra: «Ti do 50 sterline per ogni stop riuscito». «Non accettò mai, forse aveva paura di perdere», avrebbe detto più avanti Ibrahimovic.
I due non si sono mai amati, ma si rispettavano, la concorrenza era impegnativa e Ibra la viveva a modo suo. Ovvero con sfottò e battute, ma anche grandi complimenti.
In fondo la strada e la fame di riscatto aveva forgiato entrambi: «L’arma migliore di Lukaku è la forza, ha voglia di spaccare il mondo». Talmente tanta voglia da impossessarsi dell’attacco dei Red Devils. Zlatan incassò, volò negli Stati Uniti per ritrovare ritmo e
condizione e aprire l’ennesimo capitolo della sua saga. Da Manchester a Milano tutto si è
amplificato, perché un conto è duellare per una maglia da compagni, tutt’altra storia
lottare da capobranco di Inter e Milan, per di più con uno scudetto di mezzo.
Il faccia a
faccia si è rinnovato, e la rivalità si scaldata sempre di più, derby dopo derby.
L’interista ha segnato al primo derby giocato e si è inchinato sotto la curva, mentre Ibra era
ancora in California. Lukaku ha replicato lo scorso febbraio, dopo aver lasciato che Zlatan
si sfogasse per un tempo, poi l’immancabile frecciata: «C’è un nuovo re in città…». Ibra
ha aspettato e si è rifatto a ottobre: doppietta decisiva nel 2-1 di campionato e messaggio
per il belga: «Milano non ha mai avuto un re, ha un dio». Amici magari no, rivali con il sorriso sì. Fino a ieri”.

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