Come abbiamo scritto, l’Inter potrebbe essere ceduta per far fronte alla crisi senza precedenti di Suning.com. A riportarlo è il Financial Times, il quale sostiene che fra gli asset che non portano valore al core business del gruppo ci sia proprio la squadra nerazzurra. Tuttavia, seppur Suning e Inter siano legate da un filo conduttore, non è così scontato che i problemi di una influiscano sull’altra. E andiamo a spiegare.
Appena insediata, Suning, ovvero Zhang Jindong, ha fatto un aumento di capitale. Tutto andava per il meglio, fin quando il governo cinese, ovvero XI Jinping, non ha bollato gli investimenti nel calcio come “a rischio”. Da lì -e solo da quel momento- l’Inter ha cominciato a risentire dello scarso appoggio dell’azienda madre. Il mercato dal 2018 in poi è stato autofinanziato. Tuttavia, l’impegno di Suning c’è sempre stato, anche se non direttamente: i numerosi sponsor cinesi ne sono la prova, non ultimo Lenovo come retrosponsor di maglia.
Con la pandemia, i problemi di Suning sono aumentati, ma non perché il ramo della vendita a dettaglio ne abbia risentito moltissimo, ma perché il gruppo al 2016 al 2019 si è indebitato per acquistare quote di società, fra cui Carrefour, attraverso prestiti. Prestiti che devono rientrare con interessi, per un totale di 7 mld di dollari… entro quest’anno.
E l’Inter che c’entra? C’entra in parte. Partiamo dal presupposto che l’Inter non è controllata da Suning.com, il ramo della Holding che ha più problemi e che è stata costretta a cedere il 17% delle sue quote ad Alibaba e altre aziende, ma da Suning Holding Group (che detiene il 2,78% delle azioni di Suning.com), che a sua volta controlla Suning Sports International (ramo creato appositamente per l’Inter), che a sua volta controlla il fondo Great Horizon, lo stesso fondo che ha sottoscritto il prestito da 275 mln, con tasso d’interesse al 12%, con Oaktree.
Quindi, dire che l’Inter è controllata da Suning sta bene, ma bisogna fare un distinguo, perché la galassia Suning è enorme. Siamo controllati da Suning Holding, che possiede queste “controllate”:
- Suning.com
- Suning Media and Entertainment
- Suning Financial Service
- Suning Rundong
- Suning Culture Investment Management
- Suning Investment
- Suning Logistics
- Suning Jinkong
- Suning Sports
- Suning Universal
- Suning International
- Suning Real Estate
- PPTV
- F.C. Internazionale Milano
I problemi di Inter e Suning sono paralleli, non si incontrano. Sarebbe sbagliato, infatti, come sostenuto da Sport Mediaset la settimana scorsa che, dal momento che Alibaba ha acquistato delle quote da Suning.com e diventando Zhang Jindong azionista di minoranza, l’Inter sarebbe in mano ad Alibaba. Per due motivi semplici: Alibaba non è l’azionista di maggioranza e Suning.com non controlla l’Inter. Diciamo, tuttavia, che i problemi in patria, soprattutto legati all’esportazione di capitali e ai mancati rinnovi di alcuni sponsor e la chiusura degli stadi dovuti alla pandemia, che non hanno permesso un tesoretto per almeno 50 mln, hanno causato l’ingresso del fondo Oaktree, pronta a prestare cash per mandare avanti l’Inter: soldi funzionali al pagamento degli stipendi ad esempio.
La situazione di Suning è simile: problemi di liquidità. Se da una parte l’Inter ha avuto ed ha tale problema per mancanza di finanziamenti diretti da Suning e causa pandemia, per il colosso cinese la mancanza di liquidità è dovuta all’indebitamento e alla mancata ricezione di 3,1 mld di dollari prestati ad Evergrande. Insomma, un indebitamento autoinflitto che è stato peggiorato dalla pandemia.
Oaktree aiuterà l’Inter, così come Alibaba e altre aziende statali faranno con Suning. In ogni caso, Oaktree subentrerà se Great Horizon non riuscirà a ripagare il prestito con gli interessi, Alibaba e altre aziende statali cinesi faranno lo stesso con Suning (anzi, hanno già cominciato). Diversa compagine, stesso destino.
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