Inzaghi: “L’obiettivo è difendere lo Scudetto e passare i gironi in Champions. Hakimi unico sacrificio fra i big”

Il giorno della conferenza stampa di presentazione di Simone Inzaghi è arrivato. Ecco le prime parole del tecnico nerazzurro direttamente da San Siro:

Dopo tanti anni alla Lazio, inizia una nuova sfida professionale. Che sensazioni prova ad essere sulla panchina dei Campioni d’Italia?

“Da parte mia c’è un grandissimo entusiasmo per questa nuova avventura. Ho grandissime motivazioni. Davanti a me si prospetta un lavoro importante, è una bellissima sfida. Il presidente Zhang, il dottor Marotta e il direttore Ausilio mi hanno convinto, mostrandomi in pochi giorni grandissima motivazione nel volermi. Sono qui con il mio staff, consapevoli che troveremo un gruppo forte, una società forte e dei tifosi che in queste vacanze, in tutta Italia, mi hanno detto che ci staranno vicini per tutta la stagione”.

Ci racconti le ore che hanno portato all’accordo con l’Inter? Lei ha lasciato casa, la Lazio.

“Avevo bisogno di motivazioni, ho accettato questa nuova sfida, stimolante. So che ci saranno delle difficoltà, avremo lo Scudetto sul petto da difendere, avremo squadre forti e attrezzate contro di noi. Siamo l’Inter e faremo di tutto per difendere lo Scudetto che abbiamo appena vinto. Colgo l’occasione per fare i complimenti alla società, a mister Conte e ai ragazzi per aver raggiunto uno Scudetto che si attendeva da tanto tempo.

Come si può rinforzare in questo momento di crisi economica questa squadra dopo la cessione di Hakimi?

In poche si sono mosse, è un momento difficile per tutti e non solo per l’Inter. Mi era stata prospettata la cessione di Hakimi, ma la proprietà mi ha promesso che la squadra sarà competitiva e forte come lo scorso anno. C’è un confronto diretto quotidiano con Ausilio: sappiamo dove dobbiamo intervenire, il nostro grande obiettivo è difendere lo Scudetto appena vinto e fare un percorso migliore in Champions. Ho letto che l’Inter non va dal 2011 agli ottavi di finale: è un grande desiderio, l’Inter è una squadra internazionale.

Con te Immobile è arrivato alla Scarpa d’Oro, Lukaku dove può arrivare? Lo hai sentito?

“Romelu l’ho sentito diverse volte, adesso era deluso per l’eliminazione con il Belgio. Un giocatore importantissimo, una garanzia. Un giocatore fortissimo, che fa reparto, ed è stato assecondato nel migliore dei modi in questi due anni dai compagni”.

Ha parlato con Eriksen? Quale sarà il suo futuro?

“Con Eriksen ho parlato prima che cominciasse l’Europeo, dopo l’incidente che ha avuto non ho parlato. Mi è dispiaciuto tantissimo perché è un giocatore su cui contavo. Avrà bisogno dei suoi tempi, nel frattempo la società è stata molto tempestiva e brava a cogliere l’opportunità di Calhanoglu, un giocatore che mi è sempre piaciuto tanto. Christian deve stare tranquillo, riposare, avrà tutto il suo tempo e io come allenatore lo aspetterò a braccia aperte”.

In cosa ci sarà continuità e discontinuità rispetto alla gestione Conte?

“Io dovrò dare continuità a un lavoro fatto nel migliore dei modi per due anni che si è concluso con lo Scudetto. Il mio compito è quello di dare continuità: quando si cambia un allenatore i giocatori hanno grandissime motivazioni”.

Come si immagina il suo ritorno all’Olimpico per Lazio-Inter?

“Ho scritto il mio pensiero in una lettera. Sono stati 22 anni intensi, importanti, ho ringraziato presidente e dirigenti della Lazio. Ho avuto la fortuna di vincere come giocatore, allenatore delle Giovanili, allenatore della Prima Squadra. Adesso era arrivato il momento di cambiare: la spinta dell’Inter e della dirigenza è stata forte ed eccomi qua”.

Qual è la prima caratteristica che vorrà vedere della sua Inter?

“Una squadra intensa, sempre dentro la partita, perché tante volte i match sono fatti di episodi. La squadra forte è quella che riesce a reagire all’episodio: io ho sempre avuto squadre che hanno reagito e che hanno vinto tante gare nel recupero. L’intensità è la prima cosa, non bisogna abbattarsi quando ci sono episodi che non girano a proprio favore durante la partita”.

Hai chiesto di non cedere qualche giocatore in particolare? La Juventus è il principale competitor dell’Inter?

“Sapevamo della partenza di Hakimi, è stata dolorosa ma preventivata. Era un giocatore richiesto a tutta Europa, sono stati bravi i nostri dirigenti a portarlo all’Inter. Avevamo motivi di bilancio ma la squadra rimarrà competitiva, la società è stata bravissima ad intervenire con Calhanoglu: non era semplice e scontato”.

È contento di ritrovare De Vrij? Gli ha chiesto qualche consiglio su come entrare nel mondo Inter?

“Ho parlato con tutti i giocatori, ho allenato De Vrij, ho giocato con Kolarov e Handanovic e con loro c’è un ottimo ricordo. È un piacere incontrarli di nuovo, con gli altri ci siamo incontrati da avversari. Avrò un grandissimo rapporto con tutti i giocatori, non solo con loro”.

Pensa che sia arrivato in ritardo in una grande squadra? Lei è stato accostato alla Juventus in passato. C’è qualcosa dell’Inter che l’ha convinta di più?

“In questi anni ci sono state delle richieste, non lo nego, ma secondo me non era ancora il momento di cambiare. A Roma si stava lavorando nel migliore dei modi. Dopo 251 partite con la stessa squadra e tanti uomini che avevano cominciato un percorso con me era arrivato il momento di cambiare quest’anno: quando c’è stata l’opportunità dell’Inter non ci ho pensato ed ho iniziato subito questa bellissima sfida”.

Come sarà possibile fare meglio in Champions, visto che la rosa non sarà allargata? Forse dosando meglio le forze tra Campionato e Champions?

“Un obiettivo dell’Inter è passare il girone. Non è riuscito nelle ultime stagioni per sfortuna, per qualche infortunio, la squadra è sempre arrivata corta. Ho giocato la Champions nell’ultima stagione con la Lazio, è una competizione difficilissima e fisica. Altre squadre all’estero si stanno attrezzando più delle italiane. Sappiamo che giocare ogni tre giorni sarà molto dispendioso a livello fisico e mentale ma dobbiamo farci trovare pronti”.

All’Inter c’è da sempre grande pressione. A Roma, Lotito credo sia stato un buon banco di prova. Qual è il tuo rapporto con la pressione, mediatica e non?

“A Roma è stata una bella palestra. Ci sono pressioni anche a Milano, ma per uno come me che fa questo lavoro le pressioni sono quotidiane e mi piacciono, come mi piacciono le sfide, altrimenti non avrei accettato l’Inter dopo lo Scudetto e alla luce di qualche cessione. Abbiamo un gran rapporto con presidente e dirigenti, sappiamo che affronteremo delle difficoltà: sarà un campionato lungo con tante squadre ostiche, ma dovremo esser bravi quando ci saranno difficoltà a compattarci con squadra, staff e tifosi, per uscire più forti dalle difficoltà”.

Cosa è successo nella notte in cui sei andato a letto da allenatore della Lazio e poi sei andato all’Inter? Avevi dato la tua parola a Lotito?

“Nella vita vanno fatte delle scelte. Mi sono incontrato con Lotito, lo ringrazierò sempre per l’occasione che mi ha dato, è un ottimo presidente con grandissime idee. Secondo me si era chiuso un ciclo, c’era stato del tempo per poterlo mandare avanti, sono stato a cena con lui e con il direttore come succede in tutte le famiglie e poi mi ero preso del tempo per decidere. Poi al mattino ho deciso di cambiare con grande correttezza e il presidente Lotito è stato il primo che ho avvertito”.

Dopo queste premesse con la cessione di Hakimi, c’è il timore che siano necessari ulteriori sacrifici in uscita?

“Sapevo del sacrificio di Hakimi, mi è stato detto che gli altri giocatori più importanti rimarranno all’Inter. Sappiamo che dovremo fare qualcosa in entrata e gli esterni in particolare sono molto importanti. Young è tornato in Inghilterra, Hakimi è stato ceduto, e senza fretta dovremo agire. Abbiamo avuto un problema importante come quello di Eriksen e la società è intervenuta con Calhanoglu, che ci darà grandi soddisfazioni”.

Qual è il primo obiettivo della società? La seconda stella? Cosa può dare in più alla squadra raccogliendo l’eredità pesante di Conte?

“Il mio obiettivo è dare continuità, so che sono venuto in una squadra che ha vinto lo scudetto e che purtroppo ha dovuto cedere un giocatore fondamentale per la conquista dello scudetto. La squadra ha grandissimo parco giocatori, entusiasmo, tifoseria che ho già conosciuto prima di venire qui. I rappresentanti della Curva Nord sono stati chiari, abbiamo parlato tranquillamente, hanno detto che vorranno vedere una squadra che dia tutto in campo e io ho promesso questo”.

Roma e Milano hanno derby molto caldi ma sono diversi. L’anno prossimo il derby contro il Milan varrà la supremazia cittadina o lo scudetto?

“Il derby di Roma è caldo, anche quello di Milano. Il Milan è stato per 20 giornate in testa, dunque è una squadra molto competitiva con un ottimo allenatore che conosco molto bene. Sarà una bellissima sfida, entusiasmante, come quest’anno”.

Prima accennava di Calhanoglu, può essere il suo Luis Alberto in nerazzurro? Al Milan ci avevano provato ma ha dato il suo meglio da trequartista in un 4-2-3-1.

“Penso di sì, ha caratteristiche simili. È un giocatore di qualità e quantità, bravo nei piazzati. Eriksen è stato molto importante nel girone di ritorno, ma abbiamo deciso di puntare su Calhanoglu che ci darà grandi soddisfazioni”.

Ha sottolineato molto l’importanza degli esterni: Dimarco può giocarsi le sue chance? Vede Perisic da quinto di centrocampo?

“Dimarco ha fatto molto bene a Verona, è un ragazzo che è cresciuto nel nostro settore giovanile ed è un motivo di orgoglio in più, ha dimostrato di fare la Serie A nel migliore dei modi e lo valuterò come tutti gli altri. Chiaramente è un giocatore sul quale puntare. Perisic lo ha fatto l’anno scorso molto bene, è un giocatore che ha preso il Covid ed è tutt’ora in quarantena: lo aspetto a braccia aperte e fa molto bene nel nostro sistema”.

Ha già individuato qualche nome insieme alla dirigenza in ottica rafforzamento? Ci sono giocatori incedibili? Brozovic può essere uno di questi?

“Il mercato è in continua evoluzione. Insieme alla società stiamo vedendo di migliorare la rosa, non è semplice ma cercheremo di farlo. I giocatori che sono convocati per il ritiro sono tutti nostri, saranno valutati e cercheremo di costruire una rosa all’altezza e competitiva”.

Barella, Bastoni e Lautaro sono tre giocatori arrivati in finale all’Europeo e in Coppa America. Potrà essere un valore aggiunto per la prossima stagione?

“Sì, ma sono già calciatori vincenti avendo conquistato lo Scudetto con l’Inter. Più hai vincenti, meglio è. Sono contento per Barella e Bastoni, ho sentito Lautaro ed è molto carico visto che giocherà la finale contro il Brasile: spero vinca l’Argentina. E spero ovviamente che l’Italia possa vincere questo Europeo”.

Cosa hai apprezzato di più dell’Inter di Antonio Conte nelle sfide dei due anni passati? C’è qualche giocatore della Lazio che porteresti all’Inter?

“Ho apprezzato tanto dell’Inter degli ultimi due anni. Sono state tante sfide, ho vinto, pareggiato e perso. Una squadra solida, che dava l’idea di essere molto compatta e si aveva l’idea di far gol all’Inter molto difficilmente. Io ho avuto una squadra che ha sempre fatto divertire i tifosi, ha fatto tantissimi gol e spero di far divertire i tifosi tramite il gioco e le vittorie anche qui a Milano”.

Abbiamo visto un’Italia diversa in questi Europei. Qual è il suo parere?

“È stato un piacere vedere l’Italia in questo Europeo, bisogna fare i complimenti a Roberto Mancini. È stato mio compagno di squadra, poi mio allenatore e sapevo che avrebbe potuto fare bene. Ora incrociamo le dita e aspettiamo di vedere la finale”.

Stefano Sensi può essere un giocatore importante per la sua Inter?

“Sì, ho grande fiducia in lui, è molto intelligente. Ho parlato con lui, sa della mia stima. In questo ultimo anno e mezzo ha avuto tantissimi problemi, dovremo allenarlo nel migliore dei modi, cercando di utilizzare quando è al top fisicamente. Secondo me Sensi sarà una grande risorsa per l’Inter”.

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