Era il 23 maggio 2021, l’Inter chiudeva una marcia trionfale distruggendo a San Siro l’Udinese con un sonoro 5-1. C’era Antonio Conte in panchina, Achraf Hakimi a sfrecciare sulla fascia, Christian Eriksen a dettare i tempi a centrocampo dopo l’inserimento nei meccanismi di febbraio, Romelu Lukaku assoluto punto di riferimento in attacco. Poi un’estate difficile: l’addio del tecnico, le cessioni di marocchino (per scelta societaria) e belga (per scelta sua), la tragedia sfiorata del danese.
E allora si corre ai ripari: dentro con prontezza Inzaghi e Calhanoglu, Dumfries sulla fascia sapendo di poter contare sulla certezza Darmian, Dzeko e Correa davanti. Qualche punto di troppo perso a inizio campionato, nonostante le prestazioni non abbiano mai lasciato a desiderare, hanno reso i nerazzurri inseguitori di Milan e Napoli, arrivando a -7 da entrambi. Grazie al calo post-sosta da parte di rossoneri e partenopei e in virtù, soprattutto, di un filotto di vittorie, l’Inter di oggi può ritornare esattamente dove era quella di ieri. Con interpreti diversi, ma con la stessa voglia di vincere, la stessa volontà di primeggiare: la squadra di Inzaghi, battendo il Cagliari, può riprendersi la vetta. E può farlo, proprio come ieri, mettendo la freccia e piazzando il sorpasso sul Milan: allora accadde il 14 febbraio, a San Valentino, stavolta può succedere ancora prima, con il Natale alle porte.
Per Simone Inzaghi, fra l’altro, sarebbe la “vera” prima volta. Perché? Il tecnico, con la Lazio, si era piazzato al primo posto fra febbraio e marzo 2020, quando la pandemia era appena esplosa e l’Italia, come il mondo intero, stava per andare incontro al lockdown. Riuscì a sopravanzare di due punti la Juventus, ma i bianconeri di Sarri avevano una partita da recuperare: lo fecero l’8 marzo, il giorno prima della dichiarazione di “zona rossa generale”, battendo proprio l’Inter di Conte e riprendendosi il primato prima dell’interruzione, perdurata fino a giugno. Stavolta, invece, sarebbe un primo posto limpido, senza asterischi, senza scuse. Quelle che Inzaghi, nonostante la situazione drammatica vissuta in estate, non ha mai cercato. E allora forza Inter e forza Simone, prendiamoci la vetta.
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