Robin Gosens, in un’intervista a Dazn, ha parlato del suo momento all’Inter, dove non sta trovando spazio da titolare. L’obiettivo è quello di tornare determinante come a Bergamo. “Io voglio essere quello che sono sempre stato. I tifosi e la società che ha avuto fiducia in me si meritano il vero Robin. Vedere quanto mi pagò l’Atalanta e poi dove sono arrivato ora mostra la crescita che ho fatto. Sono arrivato da sconosciuto e sono diventato un nazionale, uno da Serie A. I rifiuti alle altre squadre per venire all’Inter? Ovviamente ho fatto bene all’Atalanta, per cui escono sempre delle squadre interessate. Io, però, ho sempre pensato o di tornare in Germania o di restare in Italia, perché la mia famiglia è sempre stata bene. L’Inter, quindi, è arrivata al momento giusto”.
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“Essere qui è una felicità enorme, gioco in una delle squadre più forti al mondo: questo mi rende orgoglioso. Sono sorpreso che l’Inter sia arrivata nel mio peggior momento, dopo un infortunio. Ma ho lottato tre anni per un’occasione del genere, è arrivata e sono contento. Ora anch’io sto riflettendo tantissimo sul perché il mio corpo non funziona come vorrei. L’infortunio è stato molto grave, ho sottovalutato l’impatto sul mio corpo. Non ho giocato per un anno e mi sono mancate le partite, senza giocare non puoi essere quello che vorresti. Ora mi sento sempre meglio, mi manca l’ultimo step, ovvero giocare con continuità: su quello sto lavorando”.
Si passa poi a parlare di Simone Inzaghi: “È molto empatico, parla molto con i giocatori per sapere come stiamo anche fuori dal campo. Si sente ancora un po’ calciatore e capisce molto bene i calciatori. Quando ho problemi fuori dal campo posso andare da lui a parlarne: questa è una grande qualità. Gestisce molto bene la squadra perché capisce”.
Gosens, niente Mondiale
Robin Gosens è intervenuto ai microfoni di Rheinische Post, parlando della sua delusione provata dopo la non chiamata del ct tedesco Hans-Dieter Flick per i prossimi mondiali in Qatar.
“Mi sono sentito meglio in altri momenti. Certo che posso capire le motivazioni di Hansi Flick, ma ovviamente speravo di partecipare al torneo. Il sogno di una vita era vicino, ma si è infranto e fa male. Conosco i ragazzi e sono amico di molti di loro: ovviamente terrò le dita incrociate. Un giorno in Bundesliga? Certo che prima o poi voglio giocare in Bundesliga, ma il mio obiettivo è affermarmi all’Inter. Sento di non essere ancora arrivato. Nell’allenamento quotidiano vedo di avere il livello per sfondare in un top club come l’Inter”.
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