Branca: “Gli algoritmi per comprare i giocatori? Basandomi solo sui dati non avrei dovuto prendere Cambiasso”


Marco Branca ha parlato ai microfoni di Fanpage:La prima parola che mi viene in mente è pazzesca e la seconda parola è peccato, perché c’era la possibilità di fare un tragitto in Champions League con più soddisfazioni. Vedendo anche come sono andate le cose nelle ultime gare. Anche in considerazione del fatto che la squadra e l’ambiente avevano preso la consapevolezza giusta l’anno scorso perdendo immeritatamente la finale, pensavo che fosse un po’ più preparata, invece nella seconda partita è mancato qualcosa. Nella prima va bene, può capitare di sbagliare qualcosa perché tanto sai che c’è una seconda, ma se ti capitano le occasioni per fare gol devi capitalizzarle. Pensavo che fosse un po’ più in là in questo percorso di crescita, però la stagione è sicuramente fantastica”.

Le parole di Branca

“Credo che il momento economico storico non permetta troppi voli pindarici per cui bisogna per forza cercare di abbinare il parametro zero con l’effettiva utilità per la squadra. Ne ho fatti pure io, perché ho fatto Julio Cesar e ho fatto Cambiasso, che poi sono stati all’Inter tanto tempo. Come sempre, non si può generalizzare perché ogni situazione è diversa e ogni calciatore è diverso da un altro, ma credo che la differenza l’ha fatta la capacità di valutare alcune cose che altri non hanno visto. Un esempio clamoroso è quello di Calhanoglu. Perché l’ha preso l’Inter e non le altre squadre di alto livello che avevano bisogno in quel ruolo? Più bravi? Sì, ma c’è sempre bisogno della visione e della capacità anche nel capire determinate cose. Se mi aspettavo questo exploit di Ausilio? Sì, assolutamente. Lo portai con me nell’anno 2009-2010. Ha delle caratteristiche di applicazione, di memorizzazione delle esperienze fatte, delle cose viste, dette e sentite che hanno in pochi. Poi ha fatto un lungo percorso nel mondo del calcio. Io me l’aspettavo e sono molto contento per lui. Ha anche vissuto momenti difficili dal punto di vista della proprietà del club, ma si è districato bene”.

C’è qualcosa che ha cambiato il modo di fare mercato in Italia negli ultimi anni, oltre alle difficoltà economiche…
Più che cambiato c’è stata un’evoluzione nella forma degli investimenti. Ora ci sono più squadre rispetto a prima che vogliono fare rose che si possono autofinanziare, quindi vanno a fare degli investimenti piuttosto grossi su giovani calciatori che hanno talento. Il problema delle grandi squadre è sempre lo stesso, ovvero che devono coniugare questa cosa su un tempo minore, perché poi dopo c’è l’opinione pubblica che ti chiede di essere tra i primi in classifica. Sono cambiate le valutazioni, ci sono giocatori molto giovani che vengono valutati tanti milioni e questo ha peggiorato di tanto il modo di fare mercato da parte dei club. Dalla parte degli agenti va molto meglio perché ci sono dei giri di affari di tanti soldi per giocatori che hanno vent’anni. Ma la cosa che è peggiorata di più è la valutazione, diventata ormai un’ipervalutazione. Si usano tanto gli algoritmi, che credo che siano utilissimi, ma il miglior strumento è sempre l’occhio umano. Se avessi dovuto basarmi solo sui dati, ad esempio, Cambiasso non avrei mai dovuto prenderlo, ma stiamo parlando di uno dei giocatori più vincenti della storia con 34 o 35 titoli vinti in carriera tra Inter, Real Madrid e Pireo”.

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