Inter, il solito paradosso: anziani spremuti, giovani in panchina

Il paradosso dell’Inter eliminata dal Fluminense: “anziani” spremuti e giovani in attesa di spazio

L’Inter saluta il Mondiale per Club già agli Ottavi di finale, eliminata dal Fluminense dopo una prestazione opaca che ha messo in luce tutti i limiti di una rosa spremuta, stanca e piena di acciacchi.

Il paradosso è evidente: nonostante il tanto sbandierato “cambio generazionale”, a giocarsi la qualificazione sono stati ancora una volta i senatori – Acerbi, De Vrij, Darmian, Mkhitaryan – reduci da 57 partite in una stagione logorante e con le pile ormai scariche.

Un epilogo prevedibile

La sconfitta contro il Fluminense non può nemmeno definirsi una sorpresa clamorosa: la squadra brasiliana ha sfruttato la sua maggiore freschezza e l’Inter si è presentata al torneo con tanti giocatori già fermi ai box.

Zielinski, Pavard, Frattesi, Bisseck e Calhanoglu sono stati costretti a dare forfait o ad arrivare in condizioni precarie, lasciando Chivu con rotazioni ridotte all’osso. Alla fine, sono stati gli “anziani” a dover tirare la carretta ancora una volta, con risultati deludenti.

Il segnale di Chivu e i giovani (per ora) ai margini

Paradossalmente, il vero indizio di cambio di rotta in casa nerazzurra non si è visto in campo, ma in panchina. Christian Chivu, promosso nello staff, rappresenta la volontà di puntare sul vivaio, ma al Mondiale per Club i giovani hanno avuto pochissimo spazio.

Il club ha pure appena investito su Bonny, mentre Sucic rimane l’unico vero acquisto finora convincente. Sono segnali di un rinnovamento che però resta più annunciato che reale: nell’emergenza, la squadra si è aggrappata agli stessi uomini logorati dalla stagione.

Il caso Luis Henrique e le altre scelte di mercato

Le contraddizioni del mercato nerazzurro si vedono anche nei nomi. Luis Henrique, pagato circa 25 milioni, per ora non ha convinto affatto e il paragone con flop storici come Dalbert inizia già a circolare tra i tifosi.

Inoltre, c’è chi storce il naso per il riscatto di Zalewski dalla Roma: un giocatore di prospettiva, certo, ma non ancora consolidato al livello dei titolari, che si aggiunge a un gruppo già numeroso e difficile da gestire.

Il futuro dopo l’uscita dal Mondiale

L’eliminazione prematura al Mondiale per Club obbliga l’Inter a riflettere in fretta. Il progetto di “ringiovanimento” non può restare solo un titolo sui giornali: serve una strategia chiara per integrare davvero i giovani e alleggerire il peso sugli storici senatori. Perché la stagione che deve iniziare sarà di nuovo lunghissima, e con una Serie A sempre più competitiva e la Champions agguerrita, il rischio di arrivare di nuovo senza energie, con mezza rosa acciaccata, è dietro l’angolo.

Più fiducia ai nuovi e a i giovani

Il flop al Mondiale per Club non è solo un’occasione persa sul campo: è un campanello d’allarme per una squadra che deve imparare a rinnovarsi sul serio, dosare le energie dei veterani e dare più fiducia ai nuovi e ai giovani. Solo così l’Inter potrà davvero costruire un ciclo vincente che duri nel tempo, evitando di ripetere il paradosso degli USA: tanti proclami sul futuro, ma in campo gli stessi “eroi” di sempre, ormai esausti.

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