Europa League – St. Etienne-Inter 1-1


E’ andata bene. In estrema sintesi si potrebbe commentare così la partita d’Europa League contro i francesi. In un contesto molto difficile, una tifoseria molto calda e la pressione di dover vincere a tutti i costi per rispondere alle tante critiche piovute da ogni parte e assicurarsi il passaggio del turno, i nerazzurri tengono duro, partono bene, traballano sul finale. Il primo posto nel girone viene mantenuto e ora manca un solo punto alla qualificazione matematica, con due partite a disposizione. Non si è raggiunto il massimo risultato, ma poteva andare peggio per come si è messa la partita nel corso dei novanta minuti. La prestazione dell’Inter, con una formazione in emergenza e i soliti giocatori a tirare la carretta da ormai almeno tre partite, ha una doppia faccia. Mazzarri finalmente schiera Bonazzoli al fianco di Palacio per far rifiatare Icardi, mette Mbaye sulla fascia al posto di Obi, Andreolli al posto di Ranocchia e Kuzmanovic al fianco di Kovacic e Medel. Carrizo viene confermato portiere di coppa.

Il primo tempo vede i nerazzurri partire col piede giusto. Aggressivi, pressano nella metà campo francese, non fanno giocare gli avversari e producono diverse occasioni da gol. Il St. Etienne è annichilito dalla pressione nerazzurra e non è mai pericoloso. Il gol arriva dai piedi di Dodò e sancisce la superiorità dell’Inter nel parziale, ma non è sufficiente. Ci voleva un secondo gol, ci sono state le occasioni, ma non sfruttandole si è lasciato spazio alla reazione dei padroni di casa, sostenuti da una bolgia di tifo infernale. La prestazione però è da encomiare per intensità, cuore e intelligenza tattica. Va detto che il lavoro dell’allenatore si è visto questa volta e soprattutto ha funzionato. I giocatori hanno fatto quello che dovevano e le cose si sono messe bene.

Il secondo tempo mostra però tutte le fragilità dell’Inter di quest’annata. Cala la condizione fisica, aumentano i ritmi degli avversari, si incrinano le certezze, friabili, dei giocatori e i rischi aumentano. Arriva il pari dei francesi che si esaltano e ci vuole il miglior Carrizo per evitare l’ennesimo tracollo. Si vede chiaramente come ceda la squadra prima psicologicamente che fisicamente. I nervi crollano e la palla scotta tra i piedi. Mazzarri dalla panchina predica calma, ma in campo si tocca con mano il nervosismo e la paura dei giocatori di subire il secondo gol. Morale della favola, si rischia troppo, si gioca, ovviamente, male, ma finisce bene e il pareggio non è un risultato da buttare. Se l’Inter fosse per novanta minuti quella vista nel primo tempo, staremmo raccontando un altra stagione e forse non tutto è perduto se l’autostima dovesse crescere. C’è il tempo di far esordire un altro giovane interessante, Palazzi e rivedere in campo, dopo un mese, Osvaldo.

Bene Kuzmanovic che nel primo tempo è tra i più intraprendenti, cala nel secondo tempo vistosamente. Kovacic non entra in partita e spesso perde palla rischiando dribbling in zone nevralgiche del campo. Dodò nel primo tempo va molto forte in fase d’attacco, arrivando anche al gol, ma in fase difensiva è spesso latitante e Juan Jesus, altra grande prestazione la sua, è costretto agli straordinari. Vidic nel secondo tempo perde sicurezza e fa qualche errore di troppo. Bene Andreolli, Medel e Mbaye che le prende e le dà, ma sui cross deve ancora lavorare. Palacio resta ancora all’asciutto pur correndo ancora una volta tanto e questa volta meglio. Buono l’esordio di Bonazzoli che, pur mostrando inesperienza nei movimenti e qualche ingenuità, dimostra di meritare fiducia e più spazio. La sua presenza in attacco rende il reparto più reattivo e ficcante pur non essendo sempre da supporto al Trenza nel modo adeguato. Bene anche Palazzi, entrato nella fase finale della partita, in un momento di difficoltà della squadra non da poco, reagisce bene e dà il suo contributo. Carrizo si conferma qualcosa in più di un secondo portiere, suoi gli interventi decisivi per salvare il risultato e portare a casa un pareggio comunque fondamentale. Mazzarri in piena emergenza riesce a tenere il gruppo unito, lancia due giovanissimi seppur costretto dalle contingenze e mette in campo una squadra che sa cosa, dove e come fare per giocare questa partita. Il crollo mentale del secondo tempo vanifica in parte il suo lavoro.

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