Napoli-Inter 2-2


Dopo una partita del genere è difficile stabilire se si è più contenti per la reazione e il risultato finale o più depressi per l’ora e più di gioco inguardabile, specie per quanto riguarda la fase difensiva. “Semplicemente inguardabili” avrebbe definito a puntino la prova offerta dai nove undicesimi della squadra per almeno 65/70 minuti. La follia nerazzurra però è questa: quando pensi che tutto andrà peggio di come già sta andando, finisci per gioire come un matto; quando sul due a zero temi la goleada, finisci per sperare addirittura nella vittoria. Pazzie a cui dovremmo essere abituati, ma come si fà?! Mancini dal canto suo ce ne ha messo un pò per tappare i buchi e dare un altro verso alla squadra, lasciando che il Napoli per almeno un’ora imperversasse sulle fasce, specie quella di Santon; consentendo ai partenopei di spadroneggiare a centrocampo, dove Brozovic era in modalità zen e Guarin e Medel non sapevano più dove correre a tappare i buchi.

Il primo tempo è stato dunque semplicemente un disastro. L’Inter si è procurata qualche occasione, poco pericolosa, ma non ha mai realmente punto, mentre il Napoli sprecava a più non posso. Una fortuna chiudere a reti inviolate. L’ammonizione al primo minuto ha mandato Juan Jesus in confusione totale, trasformandolo nel peggiore in campo. I compagni di difesa di certo non l’hanno aiutato. Ranocchia non riusciva a usare la testa, in tutti i sensi, D’Ambrosio e Santon non riuscivano a fermare le folate azzurre: l’inversione di fascia nel secondo tempo ha migliorato un poco le cose, ma non prima del due a zero dei padroni di casa. Il centrocampo nerazzurro non riusciva nè a fare reparto nè a coprire la difesa, Guarin pur di dare il suo contributo ha finito per perdere troppe palle, mentre gli attaccanti, Palacio e Icardi, erano del tutto avulsi dal gioco. A salvarsi in questo teatrino dell’assurdo, per la serie A, solo Shaqiri e, manco a dirlo, Handanovic, salvatore della patria.

Il secondo tempo inizia come e peggio del primo. Questa volta non basta il portierone sloveno e il Napoli, prima su un errore di Juan Jesus e poi su un errore di Juan Jesus, ripetizione purtroppo non voluta, segna e raddoppia. A questo punto succede qualcosa: i padroni di casa non riescono più a giocare sotto l’improvvisa reazione, inaspettata, dei nerazzurri e si fanno schiacciare nella loro metà campo. L’inversione di fascia dei terzini e l’ingresso di Hernanes per un Brozovic assente, portano maggiore dinamicità a centrocampo. Palacio segna il gol del due a uno. Mancini manda anche Pusckas nella mischia, al posto di Juan Jesus. La continua pressione interista porta all’errore fatale in area di rigore: Henrique stende Palacio e l’arbitro fischia il calcio di rigore. Sul dischetto Icardi dimostra tutta la sua freddezza o strafottenza che dir si voglia. Un cucchiaio da brividi sigla il due a due. A questo punto gli azzurri sono in dieci per l’espulsione di Henrique e l’Inter è sbilanciatissima con un 4-2-4, ma non c’è più tempo. Finisce con un pari che in definitiva, in una serata paradossale, accontenta e scontenta entrambe le squadre.

Per Mancini ancora tanto da lavorare ed enigmi da risolvere, magari ripensando a qualche titolare. L’ingresso di Hernanes è coinciso con la reazione nerazzurra, ridando un uomo al centrocampo là dove Brozovic era completamente fuori fase. Icardi comincia a giocare a tutto campo, ma se non è accompagnato dalla squadra poco può fare. Guarin, Medel e Shaqiri sono l’asse su cui insistere, ma da soli non possono cambiare l’inerzia di una partita del genere. La difesa è di sicuro il reparto più claudicante: il rischio di imbarcare gol a grappoli in serate come queste è altissimo, troppo per una “grande” di serie A. Sugli esterni c’è da rivedere qualcosa senz’ombra di dubbio. Santon può fare la differenza se impiegato al posto giusto, ad esempio. C’è da sperare, in vista dell’importante partita di Europa League, che una prestazione così incolore, a tratti da schiaffi, serva da lezione per non ripetersi in negativo. Concentrazione, attenzione, intelligenza non possono essere caratteristiche estemporanee se si vuole ritornare a vincere contro le prime del campionato che, detto per inciso, irresistibili di certo non sono. E questo è tutto dire. Incrociamo le dita.

Intanto sono 107 anni di Inter. La reazione d’orgoglio dei ragazzi è stata encomiabile e ha almeno reso più sereni i festeggiamenti. Auguri nerazzurri a tutti i tifosi, a tutti i “fratelli del mondo” sotto un cielo nero e azzurro pieno di stelle d’oro!

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