Genoa-Inter 1-0

Ci prendiamo in giro, dai! E’ uno scherzo e non fa ridere. Di cosa volete che vi racconti? Di cosa vogliamo parlare? Vi risparmierei tutta la inutile cronaca di una partita che sembra quasi non sia mai esistita, in un mercoledì sera stregato (?) e inverosimile. La si riassume in poche righe: Mancini cambia l’ennesima formazione; nel primo tempo l’Inter attacca, gioca pure bene, ma non segna; nel secondo tempo passano i minuti, calano le forze, il Genoa segna in contropiede e un altro pezzo, uno bello grosso, delle speranze di andare in Champions, si frantuma al fischio finale. Tutto qui.

Nel dopogara, prima Mancini, l’allenatore, quello che dovrebbe trovare il modo per far fare gol alla squadra e poi Icardi, capitano e cannoniere, quello che dovrebbe fare i gol in queste gare, non sbagliarli insieme ai suoi compagni di reparto e di tutta la squadra, all’apice della “goliardia”, ci spiegano che se non si segna, a calcio si può anche perdere. Ci riassumono la partita con maggiore brevità della mia: se facevamo gol, vincevamo, non l’abbiamo fatto e abbiamo perso. Ah! Incredibile! Qualcuno avrebbe mai immaginato che poteva essere questa la sintesi di una gara, importante, persa da pollastri?! No eh?! C’è talmente tanta genialità in queste parole che chi vi scrive, sopraffatto da questo acume, non è riuscito a mantenere il solito, più o meno sereno, spirito di osservazione. Spiazzato dal fatto che una squadra come l’Inter che ha segnato quasi una trentina di gol in meno rispetto alle concorrenti dirette, che ha perso il primo posto in un paio di mesi passando da vittorie per uno a zero a sconfitte becere, sia a un passo dal fallire l’unico e solo vero obiettivo della stagione, perchè? perchè, ma pensa te, non ha fatto gol! Assurdo!

Cosa aggiungere per questo finale di campionato? Vi avevamo lasciato con un interrogativo dopo la gara con il Napoli, si voleva capire se era stato un fuoco di paglia, una casuale vittoria o l’inizio di una mini cavalcata orgogliosa, cinica e concreta, per cercare di afferrare sulla linea del traguardo quel terzo posto già così distante, eppure ancora vicino (eravamo a quattro punti). Ora la risposta l’abbiamo tutti: se non si fa gol, perdiamo. E siccome non facciamo gol, spesso e volentieri, le somme tiratele da soli. La Champions si allontana (ora sono 7 i punti) e le prime della classe non lesinano gol: ormai si può parlare apertamente di Europa League. A questo punto, però, non guarderei tanto avanti, ma piuttosto mi guarderei le spalle, onde evitare che chi invece fa gol, ci superi e ci spernacchi, passandoci sul traguardo. Ipotesi da non scartare e, alla luce del calendario nerazzurro, sicuramente il più complicato per chi ha tendenze autolesioniste, da tenere bene a mente: quanto meno per salvare la faccia.

Amala.

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