Conte: “Eriksen? Sarà una stagione lunga e avrà spazio”



Questa la conferenza stampa di Antonio Conte alla vigilia di Inter-Milan, il tecnico nerazzurro tra i vari argomenti parla del caso Eriksen.

Che valore attribuisce a questa partita, che capita prima di un ciclo importante?

Do una risposta scontata, cerchiamo di fare bene in tutte le occasioni. Ogni gara, ogni vittoria, vale tre punti, sicuramente il derby porta delle difficoltà maggiori perché affrontiamo una squadra forte che sta facendo bene già dalla fine del campionato scorso. Vogliamo far bene e proseguire sul percorso che abbiamo iniziato, sapendo che ci saranno difficoltà.

In nazionale molti giocatori hanno fatto bene. Che si aspetta da loro?

Sono rientrati per la maggior parte ieri, gli ultimi sono stati Vidal e Sanchez. Se fai bene in nazionale, si arriva col morale più alto. Vogliamo metterci a disposizione per preparare bene la partita, sfruttando l’umore positivo di chi è tornato.

Quanto è difficile preparare un derby in queste condizioni, con pochi allenamenti?

Sicuramente se avessi avuto la possibilità di scegliere, avrei preferito avere almeno un giorno in più per prepararlo, ma sappiamo che ci sono dei calendari da rispettare, a livello nazionale e internazionale, e ci adegueremo. Prepareremo oggi la partita, non avremo molto tempo tra video-analisi e lavagna di accorciare un po’ l’allenamento, che non dovrà essere troppo intenso e impegnativo visto che hanno giocato poco tempo fa.

Si aspetta di vedere nella squadra tutto ciò che ha acquisito in quest’ultimo anno, come fosse una prova di maturità?

Siamo solo alla quarta giornata, ce ne saranno parecchie di partite importanti fino alla fine della stagione. È inevitabile che mi aspetti sempre una crescita sotto ogni punto di vista, soprattutto sulla responsabilità. È fondamentale per la crescita del gruppo e per fare uno step in avanti.

Come sta Sanchez? È a disposizione per domani?

È tornato con un affaticamento muscolare ieri sera. Faremo delle valutazioni oggi durante l’allenamento, è inevitabile che saremo molto attenti perché questa è la prima di un ciclo di sette partite in cui si giocherà ogni tre giorni. Ci prenderemo il giusto rischio, questo è sicuro. Se Sanchez sarà a disposizione è perché darà delle garanzie e perché lui stesso si prende la responsabilità di dire che sta bene.

Alla luce di ciò che sta succedendo con l’aumento di casi nel campionato, è giusto ipotizzare che alla fine non vengano rispettati i reali valori delle squadre?

Penso che in un momento molto difficile come questo, dovremmo essere bravi tutti a cercare di essere collaborativi e propositivi e accettare la situazione attuale.

Come l’accetta lo sport in generale, lo fa anche il resto del mondo. Servono pazienza e disponibilità. Abbiamo passato un periodo duro e ce ne siamo già dimenticati. Ora sembra che stia tornando un periodo difficile per tutti e secondo me, sul piano sportivo e di vita privata e lavorativa, dobbiamo essere ancora più uniti per cercare di affrontare la situazione e andare avanti.

Fermarsi sarebbe disastroso per tutti. Diventa inutile parlare di lamentele dei calciatori positivi, così come dei favori e torti arbitrali. Siamo uniti per fare il massimo nell’ambito in cui siamo impegnati.

Prima della Lazio, aveva detto che preferiva un 5-4 più che uno 0-0. È cambiata la mentalità delle squadre italiane? Si attacca di più con la ricerca del gioco.

L’anno scorso abbiamo 113 gol in tutte le competizioni, mi auguro si possa ripetere un numero del genere anche quest’anno. Il calcio è mutevole, penso che un gioco propositivo e ad alta intensità sia un po’ quello che viene fatto soprattutto in Europa e anche qui dalla maggior parte delle squadre.

Poi è inevitabile che ognuno lavori in base alla situazione e alle possibilità. Se si lotta per la salvezza, sai che contro squadre più forti bisognerà adottare una strategia diversa rispetto a quello che fa una squadra chiamata a vincere tutte le partite.

In Italia è aumentata la voglia di confrontarsi a viso aperto e questo secondo me è molto importante.

Le tante avversità devono dare un atteggiamento più battagliero a chi andrà in campo?

Non penso che le difficoltà che ci siano in un periodo debbano influire sulla determinazione di una squadra. Quella deve rimanere sempre la stessa. Al di là del momento, non deve cambiare nulla e sono molto contento di quello che vedo nei miei calciatori. Hanno grande volontà e concentrazione sia in allenamento che in partita, poi il risultato finale è figlio di tante circostanze.

Sarà una partita molto bella e si vedrà uno scontro bellissimo tra due esterni top come Hakimi ed Hernandez. Che partita si aspetta da loro?

Mi aspetto una partita tra due squadre, l’Inter e il Milan, e dentro ci sono elementi come loro che sono molto interessanti e che porteranno il loro apporto. Fanno della velocità un’arma micidiale e hanno molta qualità.

In Cile si è detto che Sanchez non potrà giocare il derby.

È stato visitato oggi dei dottori, è da valutare durante l’allenamento sentendo la sua opinione e il feeling col suo corpo, ed eventualmente con l’affaticamento, poi prenderemo delle decisioni. Non escluso nulla al momento.

Premesso che la difesa a tre è un dato di fatto con De Vrij centrale, quali sono i suggerimenti che dai agli esterni di centrocampo in base ai laterali di difesa?

Concettualmente non cambia tanto, nel senso che al di là di chi gioca in quelle posizioni, noi chiediamo al centrale di essere bravo in costruzione e lavoriamo tanto in questo senso. Poi può diventare un elemento aggiuntivo in fase offensiva, magari non che spingano insieme. Mi è capitato di avere giocatori che sono nati terzini e poi sono finiti in quella posizione. Penso ad Azpilicueta che è un ottimo interprete del ruolo, così come l’ha fatto Danilo e anche Kolarov. Tante volte si pensa che la difesa a tre sia più difensiva, invece è più offensiva ed è una tendenza che è sempre più diffusa anche in Europa. Poi ovviamente dipende dall’interpretazione che si dà nella partita.

Ha già deciso chi giocherà a centrocampo? C’è un ballottaggio Eriksen-Brozovic, ha già deciso?

Sicuramente ho meno problemi di altre volte, visto che abbiamo a disposizione quattro centrocampisti. Come ho detto, domani sarà la prima partita di sette che ci vedranno protagonisti ogni 3-4 giorni tra campionato e Champions. Ci saranno delle rotazioni necessarie, sono molto tranquillo a farle. Domani magari partiremo con tre centrocampisti, mentre mercoledì ne potrebbero giocare altri e sabato con altri ancora. Tutti saranno protagonisti, lavoro con tutti affinché capiscano e conoscano bene ciò che dobbiamo fare. L’importante è che ci sia grande disponibilità, sarà questa la chiave della stagione.

È stata data grande enfasi alle frasi di Eriksen. Le chiedo se ha trovato l’enfasi esagerata.

Se all’Inter giochi poco o meno, questo non lo so. In questo momento per me sta giocando il giusto. Io prendo decisioni per il bene della squadra, poi magari le posso sbagliare o indovinare, questo è relativo. Sono contento di ciò che sta dando all’Inter e di come si sia integrato, penso che anche lui sia felice di lavorare con questo gruppo e con me, quindi ci sarà assolutamente spazio per lui e gli altri. Sarà una stagione lunga ed estenuante, basti pensare che domani avremo tre centrocampisti più uno dei quattro che andrà in panchina che subentrerà. E così contro il Borussia. Devo fare delle scelte e penso che Eriksen abbia avuto spazio e abbia dimostrato il suo valore all’Inter

Le è stato dato un riferimento per il tempo di rientro per i giocatori che risultano negativi al coronavirus? Come vi siete organizzati?

Li monitoriamo quotidianamente, specialmente con i preparatori. Da un punto di vista tattico diventa difficile fare qualcosa da casa, noi cerchiamo di mantenerli con un minimo di condizione. Non dimentichiamo che il problema non è molto essere colpiti dal virus, ma è la difficoltà ad allenarti. Il nostro compito è cercare quotidianamente attraverso delle sedute che questo danno sia il minore possibile.

Quanto pesa l’assenza di massa dei tifosi? Ha un messaggio per loro?

Giocare senza pubblico non è bello. Si lavora, si suda proprio per soddisfare la gente che viene allo stadio, che spesso e volentieri rinuncia a qualcosa della vita privata per pagare il biglietto. Ci dispiace che non ci sia questa possibilità, questo scambio di emozioni, tra chi gioca durante la partita e il tifoso sugli spalti. Ribadisco di nuovo un concetto: cerchiamo di essere quanto più collaborativi e propositivi per uscire da questa situazione. Aiutiamo chi deve prendere delle decisioni. Ai tifosi, che nell’ultimo derby sono stati importanti nella rimonta, dico che daremo sempre il massimo per i colori della nostra maglia.

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