Il primo derby d’Italia di questa stagione è vinto alla fine dai padroni di casa. Una sconfitta amara per i nerazzurri che in fin dei conti non solo non sfigurano, ma per lunghi tratti sembrano dominare i primi in classifica senza grandi sforzi. Gli errori però a questi livelli si pagano e si pagano spesso caro e amaro.

Sbagli sotto porta in attacco, sbagli sotto porta in difesa e alla fine, come in un copione già scritto, arriva il colpo mortale. Mandzukic ringrazia Asamoah, apparso non in grande serata e chiude la gara dopo che i nerazzurri avevano ripetutamente spaventato la vecchia signora. Una sconfitta, ben inteso, che ci sta, ma piena di rimpianti per quello che poteva essere e non è stato. A rendere tutto un po’ più incomprensibile, alcune scelte del mister, alcune come Vrsaljko, rientrante, al posto di D’Ambrosio, in ottima forma nelle ultime uscite, meno discutibile, altre, come Borja Valero al posto di Politano, uno dei migliori in campo e in grado di fare la differenza tra le linee, sinceramente avvolta nel mistero. Tant’è e i tre punti vanno a Torino.

Gli errori però a questi livelli si pagano e si pagano spesso caro e amaro.

Come detto, Spalletti parte con Miranda e Skriniar centrali, Asamoah e Vrsaljko sugli esterni. Centrocampo a tre con Brozovic, Gagliardini e Joao Mario, in attacco Politano, Icardi e Perisic. Il primo tempo è di marca nerazzurra. La Juventus fa difficoltà a uscire dalla sua metà campo, non è mai pericolosa e solo sul finale punge un paio di volte, ma Handanovic si fa trovare pronto. L’Inter al contrario pressa, arriva prima sulle seconde palle, appare concentrata, lucida e quando arriva al tiro è più pericolosa. Il palo di Gagliardini è ancora lì che grida vendetta.

Nella ripresa si parte ancora bene, qualche giocatore però comincia ad avere qualche blackout e i padroni di casa cominciano ad alzare il baricentro. Il pressing non è più come nel primo tempo e alla fine si capitola.  L’ex Cancelo dribbla e crossa sul fondo, Asamoah non tiene la marcatura, Handanovic casca in porta e fine dei giochi. Dal gol in poi c’è poca storia. Il tentativo si fa, ma appare poco convinto anche per un calo psicofisico evidente. A nulla valgono i cambi e l’ingresso di Lautaro Martinez e Keita Balde.

Qualche incertezza di troppo per Asamoah e un errore determinante. Mentre Miranda non fa rimpiangere De Vrij, Vrsaljko appare meno esplosivo del solito e col passare dei minuti va sempre più nel pallone. Gagliardini non riesce a segnare, vittima della cronica difficoltà interista a concretizzare sotto porta. Perisic parte benissimo, poi cala vistosamente dopo i primi venti minuti e anche qui qualche dubbio viene, visto il rendimento suo e di Keita Balde nelle ultime gare. Icardi più partecipe del solito al gioco, purtroppo, non basta.

Si perde scontando quei pochi eclatanti  errori fatti nell’arco dei novanta minuti. Non serve essere belli e specchiarsi in questa effimera bellezza, serve un po’ di cinismo e tanta concretezza, giusto per non restare, come questa sera, col rimpianto di quello che poteva essere e non è stato. Non resta che auspicarsi un ulteriore miglioramento che ci consenta di concretizzare le occasioni che si vanno a creare. Niente avvilimento comunque. Contro i primi in classifica può capitare, ma la sconfitta deve servire per fare un ulteriore scatto mentale.

Amala.