Corrado Orrico non sta mai nella sua famosa “gabbia”, anche oggi ottantenne sempre lucidissimo e schietto. La sua parentesi all’Inter, nel 1991-1992, fortemente voluto da Ernesto Pellegrini per sostituire il Trap, si consumò senza la pazienza dovuta a un “rivoluzionario”, tanto che dopo l’eliminazione per mano del Boavista nel primo turno di Coppa Uefa, che i nerazzurri detenevano, decise di dimettersi dopo la sconfitta in campionato per 1-0 contro l’Atalanta nell’ultima partita del girone di andata e venne sostituito da Luis Suárez.

Cosa c’è dietro questo momento grigio dell’Inter?
“C’è il lavoro complesso di Conte che non è facile da digerire. C’è qualche intoppo, pure nei tentativi di modulo poi rivisti. Diciamo che è esposto il cartello dei lavori in corso”.

E’ più una questione tattica o di singoli?
“Una questione tattica, la vedo giocare solo a sprazzi. Sembra a tratti una squadra di Conte e poi va in confusione. Deve ancora armonizzare gli schemi”.

Perché Conte sta incontrando così tante difficoltà?
“I nuovi faticano a inserirsi e da un certo punto di vista è apparsa più organica l’anno scorso nella parte finale della stagione. Adesso la vedi titubante e la spiegazione che mi sono dato è che sta mettendo a punto tante cose. Prima o poi verrà fuori una squadra molto forte. Penso che questa sia solo una fase, credo nel lavoro di Conte e nel valore dei giocatori”.

Come può invertire la tendenza?
“Con il tempo, che del resto ci vuole come in tutte le cose complicate. Bisogna avere pazienza di aspettare la calibratura”.

E’ più a rischio la corsa scudetto o il passaggio in Champions?
“Ora come ora entrambe. Quest’Inter può fare tutto o niente. Può fare anche un grande cappotto, dipende dalle situazioni che verranno avanti”.

Tante voci su Allegri: è possibile un cambio in corsa?
“Non credo, dopo il chiarimento in estate vanno all’unisono. C’è fiducia e pazienza nell’aspettare il lavoro serio che sta facendo”.

C’è una mossa che può fare la società in questo momento?
“Stare in silenzio, anche perché Conte è molto suscettibile ai suggerimenti e alle prese di posizioni di chi lo circonda”.

Erksen è un problema o una risorsa?
“Finora è stato un problema. Se il Tottenham l’ha ceduto così in fretta e neanche a una cifra così alta, vuol dire che le prove le hanno già fatte loro. L’assuefazione, la pancia piena, il ritenersi intoccabile, non accettare la sfida che è determinante sono tutte cose che viste già in Inghilterra. Ha avuto un periodo di gran classe, di valore assoluto, e poi il buio”.

Il rinnovo del contratto di Lautaro è tra le priorità?
“Lo è. I giocatori ormai sono multinazionali e non più persone fisiche. Sono delle aziende e non vorrei essere nei panni di Marotta”.

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